Trigger

Trigger

Lo spazio editoriale per le riflessioni di Vincenzo Ercole, al secolo "chrono". Uno sguardo al videogioco da una prospettiva inconsueta, un'analisi tra il chiaro e il contorto delle sensazioni che questo meraviglioso media suscita in noi. Esagerato? Sempre, ma mai per caso.
Rubrica

Uis de seim cius nau

Il videogioco che parla dell'altro da sé.

di Vincenzo Ercole, pubblicato il

Sfoglio le pagine di un copione teatrale: Una Colomba di Luciano Colavero. Seguitemi dentro le sue pagine.

Per essere un artista è richiesta suprema arroganza
com'è richiesta
unica vera virtù
la capacità di mentire
(pausa)
Mentire Maso
Non
dire bugie
Mentire
Nella menzogna c'è ironia
La menzogna è dissonante
La bugia
Stonata
Mentire
Maso
L'unica vera virtù
dell'artista

Non vi sto a spiegare il monologo, naturalmente, porto però alla vostra attenzione due termini: consonanza e dissonanza. La consonanza, in musica, è un intervallo di stasi armonica. Caratteristica di un intervallo o di un accordo valutato gradevole. In senso figurativo, è una conformità. La dissonanza è un intervallo di movimento armonico. Effetto poco gradevole di disarmonia generato dall'accostamento di determinati suoni o accordi. In senso figurativo, è una discordanza. Avete notato? Stasi da una parte, movimento dall'altra. Così, d'acchito, potremmo abbozzare che ogni movimento che si produce da una situazione data crei un effetto poco gradevole. Di discordia. Come se l'andare, un certo tipo di andare, rompesse per sua stessa natura gli schemi. L'andare che si fa portatore di significato. L'andare non stonato. La stonatura è l'esecuzione errata di una nota, cantata o suonata fuori tono. Una stecca. In senso figurativo è un elemento che è in sgradevole contrasto con l'insieme di cui fa parte. Se ci pensate, spesso si dice che per "cambiare" qualcosa bisogna agire da dentro, all'interno dell'ambiente, in direzione discordante rispetto allo status quo. Essere stonati è pensare di cambiare qualcosa standone fuori: in sgradevole contrasto.

Il nostro autore ci dice, quindi, che la menzogna è dissonante:

La menzogna apre possibilità infinite
all'immaginazione
possibilità cognitive
La menzogna è il mistero
E nel mistero è la conoscenza
Nel mistero
sono la conoscenza
e la necessità cognitiva stessa

E la menzogna, dice ancora, è l'unica vera virtù dell'artista. L'artista stesso è dissonante! Perché mai?

Un artista È un uomo un artista?
(pausa)
Certo è una persona
Però
ha una responsabilità che gli altri
o almeno dovrebbe averla
una responsabilità che gli altri non hanno
Non più grande
diversa
Certo non è sempre così
e molte persone hanno responsabilità maggiori
moltissime
ma la decenza del mondo
il grado di decenza del mondo
lo segna l'artista
Non perché sia decente
Anzi lui non lo è mai
È indecente perché segna la via
è sempre indecente
se è un vero artista
perché la via
perché la via è sempre diversa diversa dalla vita di ogni giorno
per questo è indecente
Ma in un mondo senza decenza
in un mondo
in guerra
scompare
La sua indecenza scompare
La sua voce
scompare nell'indecenza del mondo
E non può più suonare
Deve tacere
tacere
Ma finché il mondo non sarà tutto in guerra
abbiamo la responsabilità di parlare

L'autore ci suggerisce qualcosa di fondamentale importanza: l'artista è dissonante perché traccia nuove vie. Nuove vie sempre indecenti, non conformi allo stato delle cose, alla vita di ogni giorno. L'artista è responsabile della decenza del mondo. E l'artista scompare dentro un mondo del tutto indecente (cifra L'albatros, Baudelaire), ma finché il mondo non sarà tutto in guerra bisogna parlare. Deve parlare, l'artista. Ma di cosa parla il videogioco? Parla il videogioco? Un qualsiasi gioco parla? Il gioco prende una direzione? Artistica? Il videogioco può, deve, vuole farsi carico di una qualsivoglia responsabilità? E noi vogliamo dargliela? E perché?

L'arte è dissonanza. Ecco la proposta di oggi.

E dunque, di fronte a essa, certo qui solo abbozzata, estrapolata arbitrariamente da un testo, e argomentata solo in parte... di fronte a essa, pensando che il videogioco, quando ci prova, non è che una rappresentazione parziale del reale, che propone, a volte, la guerra come gioco, credendo magari di poter far riflettere sulla stessa, alla stregua dei migliori film, come dicono alcuni, quando invece è pedissequa imitazione della peggiore realtà, ditemi voi, dove sta l’arte? Quando il videogioco si fa arte, tanto da poter parlare di direzione artistica?

A voi le risposte.

Io chiudo qui. Ma il tema dei romantici non si esaurisce. Si aprono nuovi orizzonti. Ne parleremo nei prossimi Trigger. E parleremo delle strade che, almeno a livello di identità, la stampa specializzata potrebbe intraprendere. Bisogna battere la via, però, disancorarsi dagli schemi. In che direzione? Distanti quantomeno dai proclami di artisticità. Sarebbe un inizio interessate: riconoscere il videogioco per quello che é. E lottare, perché esso possa essere se stesso nel migliore dei modi. Premiando l'originalità, la diversità, la capacità di emozionare e di intrattenere. E andando giù duro contro ogni forma di generalizzazione, ripetizione, ricorsività e sfruttamento dei marchi. Elogiando i mondi fantastici che per analogia fanno riflettere, declassando la rappresentazione della realtà fine a se stessa. Criticare. Il gioco in sé, non l'altro da sé. E dare consigli per gli acquisti. Perché no? Cosa c'è di male? In un momento "storico" in cui le medie di gamerankings.com appiattiscono il meglio intorno all'88% e l'alternativo solo per appassionati intorno al 75% sarebbe bello avere una critica "dissonante" capace di chiarire, con metodo arbitrario, non può essere altrimenti, ma secondo un criterio riconoscibile, cosa valga la pena comprare e cosa lasciare sullo scaffale. Ed educare così un pubblico esigente, capace di scegliere e di lasciare da parte il superfluo, che pretende di giocare il nuovo, non il vecchio abbellito da una tinta inacidita. E capace di aspettare... anche recensioni che vengono pubblicate a qualche settimana di distanza dall'uscita dell'ultimo gioco di riferimento.


Commenti

  1. sona

     
    #1
    questa volta faccio davvero fatica a seguire. Sento di aver capito, ma quando cerco di concretizzare in pensieri in grado di essere condivisi mi sfugge tutto come sabbia nel vento. E come se seguissi il concetto, e magari lo condiviso nel profondo, non lo so, solo inconsciamente.
    Posso forse convertire in parole solo le cose più superficiali. Magari scalfendo la crosta....

    Io mi domando: cosa ne sappiamo noi di quale percorso interiore abbiano intrappreso i designer, i grafici o i compositori, o meglio, i game designer prima di realizzare un gioco? ok, c'è knowhow, c'è tecnica, c'è abilità, ma se quel gioco X mostra il frutto di un percorso che una persona ha voluto intrapprendere tempo addietro, portandolo a maturare, a confrontarsi, a introspezioni...chenneso io, quelle cose che portano una persona ad essere definito artista.?
    Non mi riferisco a qualsiasi gioco ovviamente, ma se ce ne fosse anche solo uno su cento, come lo si fa a riconoscere? anzi, lo si riconoscerebbe nonostante la sua natura di videogioco?
    Non capisco la negazione della direzione artistica e la sua divisione interna ed esterna; quello che descrivi nella parte "interna" per me è condensabile in una sola parola, ovvero regia. Convertibile in game design, visto che di vg si parla.
    Ma la direzione artistica la si intende come? un metro di valutazione dell'arte o più semplicemente nella sua più semplice connotazione cinematografica?
    Io non credo che occorre avere così, non so, rispetto o timore del termine arte o artistico...nel campo dei vg per me lo si intende appunto con la stessa valenza di quello del cinema. Ma il cinema è considerato uno dei rami dell'arte, anche se, pure questo settore, vomita centinaia/migliaia di prodotto non troppo identificabili.
    Cosa è allora la direzione artistica di un film, e non è la stessa cosa per un vg?

    nell'ultimo paragrafo scrivi "Elogiando i mondi fantastici che per analogia fanno riflettere": ma è un augurio per il futuro è una costatazione di quello che offre già il presente? perchè se si parla di riflessione vuol dire che il videogame sta strasmettendo quel qualcosa in più che lo eleva ad altro.

    A me qui è venuto il dubbio sulla definizione di arte dell'arte stessa.

    post fatto alla cazzo di cane, incurante di chi legge ._.
    se non si fosse capito, io non sono uno di quelli che considera vg=arte....però....
  2. gahn

     
    #2
    chronoSul Romanticismo Videoludico.

    Normalmente evito di commentare questo genere di articoli, ma oggi voglio fare uno strappo alla regola.
    So che anche se facessi qualche giro di parole il senso sarebbe chiaro a tutti, perciò lo dirò direttamente: secondo me stavolta l'hai fatta un po' tanto fuori dal vasino.
    Non si discute la tua competenza in termini di videogiochi, ma in questo articolo ci sono tante di quelle cose che non tornano che non saprei nemmeno bene cosa salvare.

    Anzitutto mi pare chiaro che hai cercato sul dizionario il significato di determinate parole e hai fatto copia ed incolla direttamente. Ad esempio, il dizionario del Corriere riporta la stonatura come:"Esecuzione errata di una nota, cantata o suonata fuori tono", che guarda caso è esattamente quello scritto nell'articolo.

    Mi spiace dirlo, perché so che ci metti molta buona volontà, ma non ci si improvvisa filosofi o critici artistici usando wikipedia, i dizionari on-line o riportando stralci di poesia o prosa che sia solo perché leggendoli di sfuggita sembra che abbiano attinenza con l'argomento.
    Troppo facile poi uscirsene con:"Non vi sto a spiegare il monologo, naturalmente".
    Eh no.
    Almeno devi dirmi in che modo è correlato a quello di cui stai parlando. Tu non lo fai e ti limiti a dire che sono citate due parole, dalle quali prendi spunto.

    Inoltre, anche sorvolando sulla questione puramente stilistica (ci sono svariati errori di costruzione dei periodi), non ha proprio senso molto di quello che scrivi.
    Tu scrivi: "L'interlocutore che voglia mettere in discussione le conclusioni può
    obiettare sui principi che reggono la teoria stessa, le premesse
    appunto, o può rilevare delle contraddizioni nel processo"
    E subito sotto scrivi:
    " Ammettiamo ora, come ipotesi momentanea, che in ambito videoludico si
    possa parlare di direzione artistica e che essa si esplichi in due
    direzioni: interna ed esterna."

    Praticamente prima dici che la teoria deve avere dei principi, ma poi tu stesso detti quali sono questi principi. Ancora una volta: troppo facile. Costruire una propria teoria da delle proprie basi di partenza è troppo comodo.
    Se ti lanci in una analisi di qualcosa lo devi analizzare com'è, non come tu vuoi/speri/immagini che sia.

    Sto poi volutamente sorvolando (altrimenti scriverei un papiro in stile Gladiatore) sulla questione della "direzione", ma credo che il mio pensiero sia già chiaro da quello che ho scritto qua sopra ;P

    G.
  3. Andhaka

     
    #3
    Vediamo un po'... carina la citazione di Celentano nel titolo.. non so quanto ci azzecchi, ma carina.

    Per l'articolo invece... beh... fammi capire una cosa. Il concetto base è che ti urta l'usare il termine direzione artistica per un videogioco perchè in fondo non l'arte è uscire dai canoni (quello che tu chiami creare dissonanza... tra l'altro concetto molto discutibile), mentre quello che fa la "direzione artistica" di un videogioco è creare una coerenza e quindi rimanere in canoni ben delineati.

    In poche parole il VG, anche quando bellissimo da vedere, sentire o giocare è Craft e non Art.

    Ok, concordo.. ma allora perchè imbellettare il tutto di paroloni, elucubrazioni pseudo-filosofico-artistiche che non fanno altro che dare l'idea invece che ci sia proprio una forma di Arte nel VG? ;) Perchp non spiegarlo in "layman terms" come si dice in inglese?

    A che scopo usare un monologo che rimane del tutto contestualizzato e concetti di musicologia per esprimere un concetto che, in fondo, è estremamente semplce e anche piuttosto condivisibile.

    Inoltre l'uso del termine direzione artistica non implica da nessuna parte l'appartenenza all'Arte con la A maiuscola, ma solo il fatto che c'è una direzione e una coordinazione di una serie di artisti (perchè chi crea il lato visivo e sonoro di un gioco è un artista a prescindere da quanto siano canonici i suoi risultati) di varie arti. Quindi non è il termine il problema, ma come lo si vuole intendere a volte forzatamente.

    Cheers
  4. Sydney

     
    #4
    Perdonami Chrono, con tutta la stima che ho per te, devo unirmi al coro delle voci "dissonanti ", per rimanere in tema (o forse no?). Mi pare infatti che, come è già stato sottolineato, l'articolo nasca da un'interpretazione eccessivamente forzata -che può essere interessante, eh, però trovo un po' fine a se stessa- della locuzione di cui ti proponi di indagare il significato.
    Molto più prosaicamente di quanto sembra emergere dalla tua analisi, con "direzione artistica" si intende la funzione svolta da colui o coloro che sovrintendono alla realizzazione e alla composizione in forma unitaria di contenuti audiovisivi, creati da diversi artisti. Personalmente, forse per un mio limite, non ci vedo altro, neppure quell'idea di "movimento", che tu ipotizzi, di "moto a luogo" che dovrebbe implicare un cambiamento.
    La locuzione, il cui uso ritengo prettamente tecnico, è dunque ai miei occhi del tutto scevra da qualsivoglia velleità di ricondurre il videogioco ad Arte (con la maiuscola, per usare la distinzione -necessaria, per non confondere i piani - citata da Andhaka). Se proprio vogliamo trovarle un sinonimo, al posto di "direzione creativa", proporrei "coordinamento dei contenuti audiovisivi". A questi ultimi è infatti riferito l'aggettivo "artistico", e non al videogioco nel suo complesso. Che poi il videogioco possa o meno rappresentare una forma d'Arte a sè stante, olisticamente distinto e "altro" rispetto ai singoli contenuti da cui è composto, è diverso paio di maniche, e io non sono certo in grado di affrontare un simile e complesso discorso (che personalmente ritengo peraltro abbastanza sterile, ma vabbè).
    Non è esclusa naturalmente l'ipotesi che io abbia completamente frainteso il senso dell'articolo, nel qual caso mi scuso fin d'ora per l'intervento inopportuno. :)
  5. Seph|rotH

     
    #5
    Secondo me stiamo un po' deviando dalla carreggiata, per inoltrarci in un terreno dove, piaccia o meno, il degustibus la fa da padrone.

    Sono troppo vecchio per le seghe mentali.

    Il gioco diverte (perchè il gioco di base quello deve fare, eh, se no non si chiamerebbe gioco)? Falconi.
    Il gioco non diverte? Bocciato.

    In mezzo mille divagazioni su grafica, sonoro, direzioni artistiche, rava e fava, ci stanno benissimo, ma secondo me a farsi troppe paranoie si rischia di perdere di vista il concetto base.

    Angry Birds non è artistico ma è divertente. Tanto basta? Tanto basta. Già detesto i critici letterari, discografici e artistici perchè secondo me sono tutte braccia rubate all'agricoltura, non trasformiamo le analisi dei videogiochi in quella direzione.

    Almeno loro che si salvino dalla sagra delle minchiate che mi tocca leggere quando leggo la rece di un disco o un libro o un film.

    Cla.
  6. Andhaka

     
    #6
    Seph|rotHSecondo me stiamo un po' deviando dalla carreggiata, per inoltrarci in un terreno dove, piaccia o meno, il degustibus la fa da padrone.

    Sono troppo vecchio per le seghe mentali.

    Il gioco diverte (perchè il gioco di base quello deve fare, eh, se no non si chiamerebbe gioco)? Falconi.
    Il gioco non diverte? Bocciato.

    In mezzo mille divagazioni su grafica, sonoro, direzioni artistiche, rava e fava, ci stanno benissimo, ma secondo me a farsi troppe paranoie si rischia di perdere di vista il concetto base.

    Angry Birds non è artistico ma è divertente. Tanto basta? Tanto basta. Già detesto i critici letterari, discografici e artistici perchè secondo me sono tutte braccia rubate all'agricoltura, non trasformiamo le analisi dei videogiochi in quella direzione.

    Almeno loro che si salvino dalla sagra delle minchiate che mi tocca leggere quando leggo la rece di un disco o un libro o un film.

    Cla.

    .

    Il tuo post casca a fagiolo. ;)



    http://www.escapistmagazine.com/videos/view/extra-credits/3818-Art-Is-Not-the-Opposite-of-Fun


    Cheers
  7. Nihil_82

     
    #7
    Beh Seph|rotH quello che odi tu lo odio anche io, ma è l'estremo opposto che poni tu! che ci stiamo a fare su sto sito a leggere recensioni e scrivere sul forum se tutto si deve limitare ad un "a me piace a me non piace", è ovvio che non è che su angry birds si possano fare discorsi assurdi, però è per me compito di un recensore di videogiochi stanare il videogioco, mostrartelo per quello che è, non per quello per cui si proclama e cerca di vendersi. Ti metto su il graficone, un ambientazione bella, un gameplay moderno, ma te lo tiro su tutto "normalizzato"? (o se preferisci la versione indie: un gameplay apparntemente matto, un design giovane e un ambientazione nosense) bene il recensore mi deve far capire che è un gran bel gioco per tutti, ma che è come 100 altri magari usciti un anno prima e a prezzo migliore, e per fare questo non può usare linguaggi e critica da reader's digest, ma ahimè gli tocca essere un "critico" anche a lui. E trovo azzeccatissimo la didascalia sotto Bastion, cos'ha di artistico? nulla (però ha un gran bel design dettagliato). Per me (poi ognuno lo legge come vuole) è li il punto di tutto l'articolo, ovvero visto che ora in molti si mettono in bocca l'arte parlando dei videogiochi o lo fanno con cognizione di causa oppure rischiano di banalizzare e avere lo stesso effetto normalizzante dei grappoli di voti anonimi raccolti dai vari siti di stat.
  8. Seph|rotH

     
    #8
    Nihil_82Beh Seph|rotH quello che odi tu lo odio anche io, ma è l'estremo opposto che poni tu! che ci stiamo a fare su sto sito a leggere recensioni e scrivere sul forum se tutto si deve limitare ad un "a me piace a me non piace", è ovvio che non è che su angry birds si possano fare discorsi assurdi, però è per me compito di un recensore di videogiochi stanare il videogioco, mostrartelo per quello che è, non per quello per cui si proclama e cerca di vendersi. Ti metto su il graficone, un ambientazione bella, un gameplay moderno, ma te lo tiro su tutto "normalizzato"? (o se preferisci la versione indie: un gameplay apparntemente matto, un design giovane e un ambientazione nosense) bene il recensore mi deve far capire che è un gran bel gioco per tutti, ma che è come 100 altri magari usciti un anno prima e a prezzo migliore, e per fare questo non può usare linguaggi e critica da reader's digest, ma ahimè gli tocca essere un "critico" anche a lui. E trovo azzeccatissimo la didascalia sotto Bastion, cos'ha di artistico? nulla (però ha un gran bel design dettagliato). Per me (poi ognuno lo legge come vuole) è li il punto di tutto l'articolo, ovvero visto che ora in molti si mettono in bocca l'arte parlando dei videogiochi o lo fanno con cognizione di causa oppure rischiano di banalizzare e avere lo stesso effetto normalizzante dei grappoli di voti anonimi raccolti dai vari siti di stat.

    Non ho detto che le rece non servono. Ho detto che il lavoro di una rece dovrebbe essere proprio presentare il prodotto per quello che è senza perdersi troppo in sofismi.

    Bocciare un gioco perchè artisticamente fa cacare pur essendo divertente o premiarlo perchè artisticamente è valido ma non è divertente secondo me vuol dire uscire dai binari.

    Il degustibus si riferiva più che altro alla scala di valori che ognuno di noi ha e da a un videogioco. Per come sono stato formato io e per come vedo i videogiochi da 20 anni a questa parte, il lato artistico di un gioco in un'ipotetica valutazione a punti da 0 a 100 conta 5. Forse meno. Attenzione, non confondiamo il lato artistico con la bontà grafica, sono cose completamente diverse.

    Bastion non ha nulla di artistico. Ok, può essere. E quindi? E' un problema? Lo rende meno divertente di quel che è? Sarebbe più divertente se avesse qualcosa di artistico?

    In soldoni, chissenefrega del lato artistico, in un videogioco?

    Cla.
  9. Andrea_23

     
    #9
    Opinione interessante ma che, secondo me, finisce per essere vittima di ciò che essa stessa cerca di confutare.

    "Bisogna battere la via, però, disancorarsi dagli schemi."

    Quando per le tre pagine precedenti si è detto, suggerito, cosa è (intrattenimento) e cosa non è (arte) il video gioco : D. Com'è possibile fare un'operazione del genere senza creare automaticamente delle categorie? E soprattutto... quanto è superficiale (mi spiace per la durezza, ma così almeno il messaggio arriva forte e chiaro) cercare di inscatolare un qualcosa che è l'espressione massima dell'animo umano?

    E' un po' come ammettere che siamo limitati, delle macchine solo molto più complesse di quelle che costruiamo. Cosa che magari è vera, ma quanto è... triste? : P

    Ora, ripetiamo tutti insieme, convinti:

    un videogioco non sarà MAI in grado di cambiare la natura di un uomo.
  10. Nihil_82

     
    #10
    Seph|rotH[cut]
    Bastion non ha nulla di artistico. Ok, può essere. E quindi? E' un problema? Lo rende meno divertente di quel che è? Sarebbe più divertente se avesse qualcosa di artistico?

    In soldoni, chissenefrega del lato artistico, in un videogioco?

    Cla.

    Non so forse sono io che ho capito male l'articolo a me è sembrato che il punto fosse "Bastion non ha nulla di artistico quindi non tiriamo in ballo l'arte e parliamone bene in altri modi" punto che condivido moltissimo perché è tenendo a bada sta parola arte che uno può fare buona critica e non impelagarsi in discorsi inutili-
    Non concordo invece con Andrea23! i videogiochi ti cambiano, coi giochi Lucas oltre ad essermi commosso coi due Monkey (due giochi fatti poi a percorso formativo) ho seriamente iniziato ad aprezzare la roba demenziale e quel senso di libertà del rispondere qualsiasi cosa assurda (dopo l'uscita di sam'n'max il mio scopo era essere molesto come il coniglio max). :toghy:
Continua sul forum (37)►
Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!