Genere
Avventura
Lingua
Manuale in Italiano
PEGI
16+
Prezzo
ND
Data di uscita
4/1/2004

True Crime: Streets of L.A.

True Crime: Streets of L.A. Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Activision
Sviluppatore
Luxoflux
Genere
Avventura
PEGI
16+
Distributore Italiano
Leader
Data di uscita
4/1/2004
Lingua
Manuale in Italiano
Giocatori
1

Lati Positivi

  • Varietà del gameplay
  • Fedele ricostruzione di Los Angeles
  • Estremamente violento e realistico

Lati Negativi

  • Bug assortiti
  • Telecamera imprevedibile
  • Caricamenti troppo lunghi

Hardware

Per alleviare la morsa del crimine su Los Angeles saranno necessari una confezione originale del gioco, una PlayStation 2 PAL, una Memory Card e un joypad DualShock.

Multiplayer

Non sono previste modalità multigiocatore.

Link

Recensione

True Crime: Streets of L.A.

"Hai una pistola in tasca? No, sono soltanto felice di vederti." Se siete in grado di apprezzare questa particolare vena umoristica potreste forse non disdegnare l'idea di aggirarvi per l'Hollywood Boulevard in cerca di spacciatori, o sulla Melrose Avenue all'inseguimento di un ubriaco, o in piena Sunset Boulevard a sedare la rissa scatenata da una prostituta...

di Sebastiano Pupillo, pubblicato il

Che la figura del poliziotto spaccone e arrogante fosse tra le più sfruttate dagli sceneggiatori di Hollywood non è un mistero per nessuno: la cinematografia a stelle e strisce è stracolma di eroi "perdenti" che hanno fatto del distintivo uno scudo dietro cui nascondere i loro fallimenti sentimentali, o un passato oscuro e inconfessabile. Basterebbe mettere insieme le sceneggiature della serie completa di Die Hard con quelle dei vari episodi di Arma Letale per avere un quadro quasi completo dello stereotipo di cui sopra. Un quadro a tratti imbarazzante di luoghi comuni polizieschi, è vero, ma anche un formidabile strumento per raccontare sempre la stessa storia facendola apparire sempre diversa: sostituisci l'occhio bovino di Bruce Willis con quello da furbetto di Mel Gibson e sembrerà di assistere a qualcosa di completamente diverso, eppure tremendamente uguale.
E non è che dalla parte dei cattivi si faccia spreco di originalità: se non è la mafia russa sarà quella cinese, o giapponese, o italiana, e se non è un traffico di droga sarà una bomba atomica o un carico di armi a fungere da espediente narrativo per mettere in moto l'eterna lotta tra Bene e Male. Premesso ciò, non è che ci aspettassimo qualcosa di molto diverso alla base del titolo Activision qui recensito, ma non potevamo certo prevedere l'abbuffata di citazioni che ci ha letteralmente travolto sin dalle prime fasi di gioco, lasciandoci in balia di dialoghi imbarazzanti e cliché da b-movie fino alla fine della storia. A volerla riassumere quasi ci s'imbarazza a esporne le premesse, ma tant'è.
Il protagonista, Nick Kang, un poliziotto dai tratti asiatici sospeso dal servizio per il suo modo d'agire tutt'altro che regolamentare, nonché orfano di madre e in cerca del padre scomparso, viene richiamato con urgenza dal suo capo (una donna di colore che ha capito tutto della vita) per risolvere un caso che sembra coinvolgere insieme la mafia russa e quella cinese.
Ovviamente il nostro eroe non accetterà subito - non sia mai! - e in un'orgia di battute irriverenti e frasi precotte troverà anche il tempo di mostrare il suo incontenibile machismo con la giovane e avvenente poliziotta che dovrà fargli da spalla, nonché da perfetto espediente narrativo per consentire al nostro di snocciolare tutte le sue irresistibili battute maschiliste. Sin dalle prime fasi di gioco appare chiara la struttura a episodi molto brevi e non strettamente legati fra di loro, tanto che in caso di difficoltà è sempre possibile proseguire l'avventura lasciando irrisolte alcune situazioni su cui magari tornare in seguito. Il fatto di non essere costretti a "vincere" per forza ogni singola sfida apre inoltre alla possibilità di vivere delle fasi alternative all'interno di ciascuno degli otto capitoli in cui è suddivisa la trama. In base alla buona o cattiva condotta del nostro alter ego, segnalata da un apposito indicatore in forma di "tao", la trama può prendere direzioni diverse, abbandonando per esempio l'avventura principale del poliziotto integerrimo, per farci vivere situazioni alternative più consone a un protagonista "cattivo". E' comunque possibile in qualunque momento cambiare rotta e cercare di migliorare la nostra pessima fama risolvendo quanti più casi possibile in modo non cruento e senza fare vittime innocenti. Per ogni capitolo completato al 100% si sbloccherà un livello bonus in cui sarà possibile migliorare una delle tre abilità principali del protagonista, ovvero il combattimento, l'uso della armi, o la guida.

LOS ANGELES, SOLA ANDATA

Prendete Grand Theft Auto III e rivoltatelo come un calzino: quello che otterrete non dovrebbe essere molto diverso da True Crime: Streets of L.A., se non nei dettagli, almeno nel concept di base. Il gameplay messo in campo da Luxoflux è infatti anch'esso una specie di multievento basato su sezioni di guida e combattimenti, ambientato in una impressionante ricostruzione della città di Los Angeles, comprensiva di tutti i suoi quartieri e delle città limitrofe, da Santa Monica a Beverly Hills passando per Hollywood e Chinatown, fino ai vicoli della degradata Downtown. Si potrebbe addirittura affermare, vista la "pochezza" degli espedienti narrativi utilizzati, che sia proprio la metropoli californiana la vera protagonista del gioco, nonché il pilastro più saldo su cui poggia il gameplay.
Le sezioni a piedi di True Crime: Streets of L.A. possono differire parecchio l'una dell'altra a seconda del tipo di missione che ci verrà assegnata e potranno quindi somigliare di volta in volta a uno sparatutto o a un picchiaduro, passando per le ormai irrinunciabili fasi di gioco "stealth". Le missioni legate alla trama principale si svolgono quasi tutte in interni e sono caratterizzate da una estrema linearità, ma è possibile intraprendere un numero virtualmente illimitato di missioni che vengono generate casualmente dal gioco quando il protagonista si trova in strada, durante i frequenti viaggi di raccordo tra le varie location. Il sistema di controllo che governa le fasi di combattimento è complesso e duttile, ma abbastanza semplice da assimilare e prevede una certa varietà di mosse prese a prestito dalle più conosciute arti marziali, comprensive di combo la cui esecuzione è accompagnata da uno slow-motion in stile bullet time - da inserire anch'esso (insieme alle fasi stealth) tra le idee più abusate degli ultimi anni. A tal proposito, vista la meccanica di gioco tutt'altro che semplicistica, non si capisce perché nella pratica sia possibile vincere pestando come forsennati su tutti i tasti del pad, e in presenza di nemici particolarmente ostici sia addirittura necessario adottare una tecnica alla "Track & Field" non meno ridicola per un titolo del 2003. Non risollevano di molto la situazione le fasi shoot'em up, caratterizzate da una telecamera automatica spesso deficitaria e da un doppio sistema di mira tanto ingegnoso quanto sommariamente messo in pratica.

IL PIU' FICO DI BEL AIR

E veniamo infine alle fasi di guida, l'elemento di True Crime: Streets of L.A. che forse più di ogni altro lo avvicina al sopra citato Grand Theft Auto III, ma soprattutto l'unica fase di gameplay che consenta di apprezzare la vastissima ricostruzione di Los Angeles, talmente vasta che per attraversare l'intera mappa a bordo di una berlina sono necessari parecchi minuti alla guida, nonché una buona conoscenza del groviglio di strade e autostrade che separa le spiagge sull'Oceano Pacifico dalle celebri colline di Hollywood. Le missioni che prevedono l'uso di un'automobile spaziano dai classici inseguimenti conditi con sparatorie a momenti più tipicamente arcade dove è richiesto, per esempio, di raggiungere un punto della mappa in un tempo prefissato o di inseguire una vettura senza farsi notare troppo (stealth game in salsa automobilistica?). Nonostante, anche in questo caso, le premesse siano molto più eccitanti della loro effettiva implementazione, le fasi di guida costituiscono certamente uno dei maggiori punti di forza del titolo Activision, grazie anche alla buona varietà di vetture che è possibile "prendere in prestito" agli ignari automobilisti losangelini e al modello di guida spiccatamente arcade, ma rispettoso delle caratteristiche in termini di peso, potenza e maneggevolezza dei singoli mezzi. Eccellente, in questo senso, l'engine che governa la "distruttibilità" delle automobili, su cui è possibile addirittura distinguere i singoli fori di proiettile e sulle quali è possibile inveire in moltissimi modi, smontandole praticamente pezzo per pezzo, fino a farle esplodere.

BUG ATTACK!

Tecnicamente True Crime: Streets of L.A. spazia dall'ottimo al medio, dando la netta impressione di un lavoro iniziato bene, ma non del tutto rifinito. Non sarebbe altrimenti possibile spiegare la convivenza di un eccellente engine poligonale, fluido anche in presenza di molti dettagli su schermo, con i grossolani bug di molte animazioni; come è difficile accettare che l'ottima interazione con gli ambienti, caratterizzati dalla possibilità di essere letteralmente demoliti, conviva con una gestione della telecamera spesso irritante. Sul filone delle più recenti produzioni per PlayStation 2, anche True Crime: Streets of L.A. sfoggia una buona pulizia dell'immagine e texture abbastanza definite, accompagnate dagli ormai usuali effetti di sfocatura e motion blur che contribuiscono a rendere meno evidenti le scalettature. Complessivamente buona la palette cromatica, che restituisce bene i colori sgargianti della città californiana, con i suoi pomeriggi assolati e gli splendidi tramonti, mentre sono da inserire nella lista nera dei difetti gli estenuanti caricamenti, ancor più difficili da digerire quando precedono un livello che si rivela a volte più breve del caricamento stesso. Per quanto riguarda il reparto sonoro c'è da segnalare una buona recitazione in inglese dei vari personaggi, accompagnata da una buona varietà di effetti sonori e da una colonna sonora di stampo marcatamente hip-hop, che piacerà agli estimatori del genere, ma che potrebbe risultare alla lunga un po' noiosa.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
L'impressione globale che si ha di True Crime: Streets of L.A. è quella di buon gioco, dal concept poco originale ma comunque ancora vitale e capace di offrire buoni spunti ai game designer. Decisamente meno luminosa, invece, la situazione sul versante del sistema di controllo ma soprattutto sulla semplicistica realizzazione dei combattimenti, sia armati che a mani nude, incapaci di essere realmente stimolanti. L'ottima ricostruzione digitale di Los Angeles, unita a fasi di guida decorose e ad una trama un po' scontata ma sempre efficace consentono di chiudere un occhio sui sopra citati difetti, rendendo il titolo Activision una sorpresa sì ma piacevole a metà, certamente consigliato se apprezzate il genere ma ancora lontano dai (discussi) capisaldi targati Rockstar. Da segnalare, infine, una quantità di situazioni "esplicite" non indifferente, sia sul piano visivo che su quello dei dialoghi, ma del tutto prive di quel minimo di ironia che aiuterebbe a sorvolare sulla bassezza degli argomenti.