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Datasheet
- Produttore
- Sony Computer Entertainment
- Sviluppatore
- Bend Studio
- Genere
- Azione
Uno sguardo nell’Abisso
Quanto oro vale l'esordio portatile di Nathan Drake?
Uno dei dubbi di chi si trovi in questi giorni a considerare di investire il proverbiale rene nell’acquisto di PS Vita riguarda probabilmente il suo ruolo di destinataria, in che misura lo scopriremo solo nei prossimi mesi, di conversioni da PS3. L’hardware, è chiaro dai primi giorni di gioco con la line up di lancio, lo consente con una certa facilità, i titoli first party sono certamente tra i punti di forza del catalogo PS3, quindi è prevedibile che una buona parte del catalogo dei prossimi mesi, soprattutto per quanto riguarda i titoli retail, sia composta da versioni portatili di marchi già conosciuti. Come accaduto, con risultati non proprio esaltanti, su PSP. Naturale quindi che chi vede questa prospettiva come il fumo negli occhi, perché magari teme un’offerta poco adatta al gioco portatile, si domandi se un titolo come Uncharted - nato e cresciuto con il grande schermo in mente - regga la prova del gioco portatile, e chi d’altro canto è più che felice di avere a disposizione in treno o su altri sedili di uso quotidiano nuovi episodi delle sue serie favorite si chieda se L’Abisso d’Oro sia all’altezza delle esperienze vissute su PS3.

Tutti dubbi moltiplicati esponenzialmente dalle numerose feature della nuova piattaforma Sony, certamente non facili da incorporare in un titolo con una struttura ben definita nel corso di tre capitoli, e dalla potenza dell’hardware, sulla carta in grado di portare sui cinque pollici OLED di Vita esperienze di impatto pari alle ultime console, ma certamente non facile da “domare” al primo tentativo. C’è infine la questione legata alla diffidenza innata del pubblico verso i cambi di sviluppatore: al timone del titolo non ci sono infatti i Naughty Dog, creatori della saga, ma Bend Studio, team responsabile della rinascita di Syphon Filter grazie a due eccellenti titoli PSP e già dimostratosi a suo agio nel reinterpretare IP altrui con Resistance Retribution. Prima le risposte importanti: sì, L’Abisso d’Oro fa un ottimo uso della console, no, non è esattamente quello che definiremmo “un gioco portatile” e no, non è esattamente all’altezza dei capitoli precedenti della saga, pur essendo un eccellente titolo di lancio.

PROVE TECNICHE DI TRASMISSIONE
Quando parliamo di “uso della console” ovviamente non ci riferiamo solo alla grafica, ma certo è che la prima cosa che balzerà all’occhio sarà proprio quella: su Vita come su PS3, Uncharted è uno showcase grafico di livello assoluto, intaccato più da un livello di pulizia che ne denuncia la natura di titolo di lancio (occasionali glitch grafiche, piccoli problemi di telecamera e qualche sporadico calo di fluidità nelle battute finali) che dalla criticatissima, nei giorni del lancio giapponese, risoluzione “ridotta” del gioco, in fin dei conti evidenziata solo da un aliasing più pronunciato rispetto a titoli a piena risoluzione come Ultimate Marvel VS Capcom 3 o Virtua Tennis. Rispetto a questi ultimi, però, Nathan Drake offre una ricchezza grafica e una padronanza dell’uso di tutte le possibilità tecniche della console di ben altro livello, ponendosi grossomodo alla pari del primo capitolo PS3 in termini di impatto globale (tenuto conto, ovvio, di qualità e dimensioni dello schermo di Vita). L’unica caratteristica rilevante a essere stata realmente downgradata nel passaggio alla dimensione portatile sono le animazioni, visibilmente semplificate per quanto sempre di buon livello rispetto a PS3 e fuori parametro rispetto all’intero settore portatile.


