Genere
Sparatutto
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
18+
Prezzo
69,98 €
Data di uscita
22/10/2010

Vanquish

Vanquish Vai al forum Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Sega
Sviluppatore
Platinum Games
Genere
Sparatutto
PEGI
18+
Distributore Italiano
Halifax
Data di uscita
22/10/2010
Data di uscita americana
19/10/2010
Data di uscita giapponese
21/10/2010
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
69,98 €

Lati Positivi

  • Ottimo comparto grafico-stilistico
  • Gameplay solido e fresco
  • Ritmo e inventiva
  • Rigiocabilità

Lati Negativi

  • Qualche sbavatura di gameplay

Hardware

Per giocare Vanquish è necessario possedere una console Xbox 360, un pad e una copia originale del gioco. Il titolo targato Platinum Games è disponibile anche su PlayStation 3.

Multiplayer

Non sono contemplate forme di interazione tra giocatori, al di là della possibilità di confrontare i propri punteggi.

Link

Recensione

Il Giorno dell’Indipendenza

Mikami suona la carica al Giappone.

di Stefano F. Brocchieri, pubblicato il

Mikami dà una dirompente botta di adrenalina allo sparatutto in terza persona, infondendogli un’indole da shoot’em up a scorrimento, in cui il livello di intensità dell’azione è quasi costantemente serratissimo. L’ex-dipendente di Capcom dimostra però di saperla lunga, perché evita il rischio che un’esperienza così martellante, per quanto modulata dalla notevole libertà di approccio, tenda a rivelarsi monotona: per quanto il concept sia quello di tritare tonnellate di ferraglia armata, l’avventura inanella situazioni molto varie tra loro, che stressano a dovere la formula di gioco, con taluni picchi di creatività (o di megalomania, a seconda dei punti di vista) da autentici applausi. Non manca nemmeno un classico irrinunciabile di qualsiasi TPS, il livello sul treno, proposto però secondo modalità molto “Vanquish”.
E poi, ancora una volta, il gusto tutto giapponese per gli scontri con boss e sub-boss, che puntellano l’avventura con frequenza, impegnando il giocatore in confronti tesi, appaganti e di regola ben studiati (sebbene un po’ sviliti a livello Normale dalla facilità con cui si possono reperire colpi per il Lanciarazzi), tanto nelle dinamiche che nell’impeto scenografico. Esponenti di spicco di un cast di nemici decisamente nutrito e ben differenziato, tanto sul piano estetico che comportamentale, anche se, a maggior ragione proprio alla luce di questo, il gioco avrebbe guadagnato qualcosina se avesse proposto una decina di container in meno di robot generici rossi.

STILE DA VENDERE

Il tutto è portato a video da un comparto grafico-artistico di primissimo piano. Il mondo di Vanquish sembra costruito prendendo Dead Space, Mass Effect e Gears of War, sbattendoli in un frullatore con un’infarinata di scala di grigi che rimandano a P.N.03 dello stesso Mikami e reimpastandoli nel nome di Kyashan. I personaggi si presentano curatissimi, tanto nella modellazione che nelle animazioni (anche se quel ritorno dalla turbo-scivolata, Sam...), il design delle unità nemiche ispirato (Sconosciuto è un piccolo capolavoro visuale, meccanico e umoristico), mentre le ambientazioni offrono un impatto tra l’ottimo e il discreto a seconda di quanto la direzione artistica riesce a fare buon uso di un motore grafico molto valido, ma che difetta di pulizia e massa poligonale e talvolta anche di qualità dei rivestimenti. Ma la cosa più importante è l’estetica dell’azione, e in questo Vanquish compie benissimo il suo lavoro, portando a video con una fluidità quasi sempre costante uno sfracello di elementi in movimento, il cui incontro/scontro è reso in maniera impeccabile nella sua dinamicità quasi anime da un turbinio di effetti usati con mestiere.
Semplicemente spettacolari, poi, le scene di intermezzo, che riprendono l’eccelso stile di cui sopra, gli danno forma attraverso una robusta computer grafica e lo sparano a ruota libera tramite una regia votata all’esagerazione ma capace di mantenere il controllo. Scene che hanno per oggetto un universo stereotipato ma affascinante, come se Kojima fosse chiamato a dirigere il cast di Gears of War in una vicenda alla Call of Duty: Modern Warfare 2 ambientata nell’epoca di Z.O.E.. Tra dualismi politici tagliati con l’accetta, cameratismo virile e sbruffonaggine estrema, la materia narrativa è formata dai peggiori cliché, ma sono interpretati con una vena brillante e indovinata, spesso ironica, talvolta gustosamente autoironica e, nuovamente, “giapponese”. È un peccato, allora, che la storia non metta a frutto tutti questi buoni spunti, accontentandosi di fornire un supporto prettamente funzionale all’azione, rimanendo peraltro impantanata per certi tratti nel circolo vizioso del “simulatore di fattorino” in cui finiscono per cadere anche altri titoli simili (“fai questo”, “ora vai lì”, “no, c’è un imprevisto, adesso dovresti…”).

CRONOMETRO ALLA MANO

Un destino che fortunatamente non riguarda la sostanza: le circa 8 ore che abbiamo impiegato per finire Vanquish a livello Normale sono di quelle che lasciano con la “pancia piena”. Il titolo di Mikami spara tutte le cartucce a disposizione, senza mai risparmiarsi o cedere alla tentazione di appoggiarsi più del necessario su situazioni già viste, dando l’impressione di sfogare a dovere il suo concept. Sebbene una maggiore incisività del sistema di potenziamento delle armi avrebbe sicuramente favorito in maniera più decisiva la rigiocabilità, la duttilità del gameplay e delle situazioni di gioco sono un ottimo pretesto per chiunque si sia sentito inebriato a vestire l’armatura ARS di Sam di mettere alla prova il grado di abilità raggiunto con una prima passata lanciandosi in una seconda a livello Difficile, e poi magari una terza al livello Leggendario, piuttosto che attivando il punteggio, per confrontarlo in Rete, o dedicandosi all'impegnativa modalità Sfida, composta da sei arene in cui affrontare orde di nemici via via più massicce.

Voto 5 stelle su 5
Voto dei lettori
Vanquish è il gioco che il Giappone aspettava di sfornare da un’intera generazione: un titolo in grado di misurarsi a livello globale nell’epoca dei Gears of War, degli Uncharted, dei Dead Space e di tutti gli altri a cui i suoi stessi talenti avevano dato l’impulso creativo primario con Resident Evil 4 ormai tanto, troppo tempo fa. L’ultima fatica di Mikami non è un’opera rivoluzionaria, di quelle in grado di cambiare una volta per tutte le meccaniche dell’ambito di riferimento, rendendo d’un tratto obsolete quelle dei concorrenti, ma è un gioco in grado di ampliare con nuove lettere dell’alfabeto la grammatica degli sparatutto in terza persona, offrendone una visione fresca e personale, eseguita in maniera quasi completamente priva di sbavature. Esattamente come gli altri capisaldi del genere, tra cui merita a pieno diritto di stare seduto.

Commenti

  1. utente_deiscritto_6190

     
    #1
    Grande Teo!
    Lo sapevo che un recensore obbiettivo e competente avrebbe detto il "vero" sulle ore di gioco a Normal.
    Immenso. :approved:
  2. Meno D Zero

     
    #2
    maledetto teo, con sto pezzo mi hai convinto a prenderlo!
    "Semplicemente spettacolari, poi, le scene di intermezzo, che riprendono
    l’eccelso stile di cui sopra, gli danno forma attraverso una robusta
    computer grafica e lo sparano a ruota libera tramite una regia votata
    all’esagerazione ma capace di mantenere il controllo. Scene che hanno
    per oggetto un universo stereotipato ma affascinante, come se Kojima
    fosse chiamato a dirigere il cast di Gears of War in una vicenda alla
    Call of Duty: Modern Warfare 2 ambientata nell’epoca di Z.O.E.."
  3. teoKrazia

     
    #3
    Il gladiatore ha scritto:
    Lo sapevo che un recensore obbiettivo e competente avrebbe detto il "vero" sulle ore di gioco a Normal.


    Guarda, io ho detto il mio di vero.
    Magari sono una pippa. :*)


  4. teoKrazia

     
    #4
    Meno D Zero ha scritto:
    maledetto teo, con sto pezzo mi hai convinto a prenderlo!
    "Semplicemente spettacolari, poi, le scene di intermezzo, che riprendono
    l’eccelso stile di cui sopra, gli danno forma attraverso una robusta
    computer grafica e lo sparano a ruota libera tramite una regia votata
    all’esagerazione ma capace di mantenere il controllo. Scene che hanno
    per oggetto un universo stereotipato ma affascinante, come se Kojima
    fosse chiamato a dirigere il cast di Gears of War in una vicenda alla
    Call of Duty: Modern Warfare 2 ambientata nell’epoca di Z.O.E.."


    E dovresti vedere i QTE. :sbav:
  5. RALPH MALPH

     
    #5
    bella rece teo :clap:


    e pensare che non ho trovato neanche il tempo per provare la demo :-\
  6. utente_deiscritto_6190

     
    #6
    teoKrazia ha scritto:
    Guarda, io ho detto il mio di vero.
    Magari sono una pippa. :*)
     No, lo sai che non sei una pippa, semplicemente una persona *onesta* che non ha problemi a dire *onestamente* che giocare ad un titolo correttamente significa morire ogni tanto, fermarsi a giudicare la situazione, fermarsi un attimo a vedere come sono realizzate le cose ecc.
    Le famose 4-5 ore per finirlo si possono avere solo se la metà dei nemici si arrende...
  7. utente_deiscritto_8705

     
    #7
    Ebbravo Teo, anche se in Mikami avevo piena fiducia a prescindere :nworthy:. Questa è un'ulteriore conferma.
  8. Insert Coin

     
    #8
    Ero convinto della bonta' del titolo dopo aver provato la prima demo...leggere questa recensione non ha fatto altro che confermare la mia tesi.  ;)
  9. SixelAlexiS

     
    #9
    teoKrazia ha scritto:
    Il Giorno dell’Indipendenza: Mikami suona la carica al Giappone.
     mmm... niente, lo aspetto a basserrimo prezzo.
  10. teoKrazia

     
    #10
    Il gladiatore ha scritto:
    Le famose 4-5 ore per finirlo si possono avere solo se la metà dei nemici si arrende...


    :DD


    Comunque, via, il gioco è bello bello, tant'è che l'articolo in realtà lo volevo chiamare "Grazie, Giappone". :*)
Continua sul forum (1077)►
Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!