Videodrome

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Qui si parla di cinema. Ma non del multisala a Casnago sul Lambro in cui trascorrete serate consumando aperitivi, giocando col videopoker e rovesciando popcorn su chi vi siede a fianco mentre vi alzate per rispondere al telefono. O forse sì, anche di quello. In fondo nei multisala stile Burago Masnano c'è spesso una sala giochi. E noi vogliamo parlare di cinema e videogiochi. In qualsiasi modo. Anche con la recensione della sala giochi al Capezzano Center di Puriago Molteno. Ma non solo.
Rubrica

Si fa sul serio

Mazzate senza senso a ritmo di musica.

di Andrea Maderna, pubblicato il

Dunque, con il suo film d'esordio, Paul William Scott Anderson ha mostrato di essere un autore interessante, che potrebbe far parte della rombante carica di registi britannici in divenire. Ma si rischia di equivocare, di scambiarlo per qualcuno che non è. A Paul non interessa vincere l'Oscar e spararsi le pose da autore impegnato con la barbetta come gli altri due Anderson che esordiranno mano nella mano nel 1996. Quel ruolo lo lascia a Danny Boyle, che sta per l'appunto preparando Piccoli omicidi fra amici. No, a Paul interessano le cose rumorose. Bisogna lanciare un messaggio chiaro.

Christopher Lambert nel ruolo che ha un po' consacrato la sua carriera - Videodrome
Christopher Lambert nel ruolo che ha un po' consacrato la sua carriera

Mortal Kombat (1995)

Quando sono andato a vedere Mortal Kombat al cinema ero un sedicenne in piena crisi ormonale, ancora ingenuamente convinto che si potessero tirare fuori film decenti dai videogiochi. Il film arrivava dopo una forte campagna pubblicitaria ed era riuscito a creare un'attesa mica da ridere. Quindi mi presento in sala tutto gasato, si spengono le luci, parte fortissima la musica da discoteca mentre ancora sta frullando il logo New Line e in sala si scatena il delirio. In tutta franchezza, a quell'età, un anno dopo la tristezza di Street Fighter, ritrovarsi in una sala milanese col tutto esaurito, strapiena di gente gasata che urlava, sbraitava, applaudiva, a guardare il film di Mortal Kombat... cosa chiedere di più? Ma del resto, “cosa chiedere” è un po' la chiave del film, oltre che, volendo, dell'intera filmografia del caro Paul. Se quello che si cerca è un bel film solido, scritto come si deve, con magari anche una profonda indagine sulla natura del conflitto umano e sulla filosofia alla base delle arti marziali antiche e moderne, eh, si rischia di rimanere delusi. Ma aspettarsi qualcosa di più che un'adorabile sciocchezzuola ammiccante dal film ispirato a uno fra i videogiochi più trash e iperviolenti della storia è delirante. Paul lo sa, non si imbarca in riletture da spy story con Kristin Kreuk e butta giù un semplice carrozzone in cui la “trama” è solo una scusa per mettere in fila una serie di tizi che si menano forte e quante più citazioni a caso dai videogiochi gli riesca.

La crew pronta a lanciarsi sulla pista nelle migliori discoteche di Riccione - Videodrome
La crew pronta a lanciarsi sulla pista nelle migliori discoteche di Riccione

E così ci si ritrova col campionato interdimensionale delle mazzate, in cui i mondi lottano fra loro e chi vince per dieci volte di fila ha lo ius primae noctis su tutte le donne del pianeta sconfitto. O qualcosa del genere. I cattivi sono cattivi e, conseguentemente, barano, con il loro capetto che organizza tutto come il Moggi dei bei tempi. Da una parte mette i suoi ragazzi, talmente dopati che lanciano i raggi congelanti, hanno gli artigli nelle mani e uno ha quattro braccia. Dall'altra raccatta gente che sa “solo” menare, senza neanche spiegar loro il vero motivo per cui si ritrovano a prender ceffoni in Thailandia. Non bastasse tutto questo, ci sono pure gli atti di nonnismo, con la cena sontuosa la sera prima del torneo interrotta brutalmente solo per far vedere a tutti quanto è cattivo Sub-Zero. Ma per fortuna i buoni hanno dalla loro il dio dei tuoni e fulmini, il prescelto e due tizi con l'anima molto forte. Il dio è un Christopher Lambert che aveva bisogno di soldi, era il nome più importante che si potevano permettere e alla fin fine fa il suo dicendo solo cretinate, apparendo in momenti a caso del film e divertendosi palesemente come uno scemo. Il prescelto è Robin Shou, ovvero un orientale alto, dal fisico tirato, che salta, mena e fa decisamente la sua figura al confronto dei compari. Che sono la Bridgett Wilson pre-Sampras, una talmente impacciata che ogni volta che tira un calcio casca per terra, e Linden Ashby, uno che su Wikipedia dicono sappia le arti marziali, ma per tutto il film non ha mai il coraggio di levarsi la camicia e mostrare le maniglie dell'amore.

"Poi prendo Ibrahimovic e lo faccio picchiare con Balotelli" - Videodrome
"Poi prendo Ibrahimovic e lo faccio picchiare con Balotelli"

Prendete tutto questo, infilateci dentro un po' di effetti speciali pupazzosi, della computer grafica talmente pacchiana da far tenerezza, un sacco di gente muscolosa mascherata che fa le piroette, combattimenti su combattimenti messi l'uno dietro l'altro e l'idea all'epoca addirittura innovativa di infilare la musica da discoteca in un film di mazzate. Ecco a voi Mortal Kombat. Un film che a riguardarlo oggi non è cambiato per niente: trash ora come allora, ma scorre via come una leggera brezzolina e rimane di fatto un ottimo esempio di trasposizione che abbraccia l'anima vera della fonte, anche se rinuncia a un pizzico di fedeltà nello schivare la componente più trucida e sanguinaria del videogioco. All'epoca fu anche un bel successo di pubblico, soprattutto in rapporto al budget, tale da generare un seguito e un telefilm impresentabili, oltre che lanciare la prima fase della carriera di Paul. Quella dell'indecisione e della china discendente.


Commenti

  1. Fotone

     
    #1
    Un inchino all'opera magna di giopep, che ha (quasi) dato la vita per rendere omaggio agli Anderson.
    Quarantamila caratteri di autentica passione ludocinematografica, che avrebbe potuto pubblicare come una collana di libri e diventare ricco a suon di best seller, ma che ha scelto di condividere qui con noi. Vola, adesso, verso gli ottantamila!
  2. Fotone

     
    #2
    E per la cronaca, l'ode funziona: dovrò recuperare asappissimo due o tre blu-ray.
  3. babaz

     
    #3
    e si capiscono anche le letture online deviate del nostro

    io lo seguo eh, con divertimento
  4. giopep

     
    #4
    Vai vai, recupera. E mi raccomando lo stereo a palla! :D
  5. ped

     
    #5
    Ahahah, che articolone! Dopo il pezzo su "I 400 calci" (e relativa visione dei Moschettieri) pure io ho azzardato un tiepido recupero di Anderson, ma per pigrizia mi sono arenato quasi subito.
    Ricordo invece che all'epoca Mortal Kombat non mi piacque per nulla; ma ero giovane, non avevo la testa...
  6. giopep

     
    #6
    Io - casomai non fosse chiaro - me li sono sparati tutti in fila per scrivere questo articolo e, tolto Soldier, li ho trovati tutti divertenti (chi più, chi meno). :)
  7. Myau

     
    #7
    Ho letto solo fino al i film che ho visto...
    Ma... non era meglio fare direttamente il Castoro di Paul W.S. Anderson? Non credo esista, e lo hanno fatto di cani e porci.

    Nel merito condivido i pareri su Resident Evil e Aliens VS Predator. Del primo dispiace solo che non ci sia una parte horror un po' più classica (nella villa ci si poteva inventare qualcosa) e di puntare solo sull'aspetto fantascientifico. Comunque gran bel film con un gran bel finale. Di AvP critico solo lo svilimento della mitologia dei mostri, ma lo spettacolo è di ottimo livello. E' più Aliel questo del Resurrection, a mio avviso.
  8. ped

     
    #8
    Questo era chiaro :)
  9. giopep

     
    #9
    Hahahaha Myau, il Castoro dubito me lo pubblichino, e poi mi diverto di più a scrivere qua. :)
  10. fatController

     
    #10
    complimenti per il lavoro, interessante, esaustivo e -soprattutto- divertente da leggere
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