Videodrome

Videodrome

Qui si parla di cinema. Ma non del multisala a Casnago sul Lambro in cui trascorrete serate consumando aperitivi, giocando col videopoker e rovesciando popcorn su chi vi siede a fianco mentre vi alzate per rispondere al telefono. O forse sì, anche di quello. In fondo nei multisala stile Burago Masnano c'è spesso una sala giochi. E noi vogliamo parlare di cinema e videogiochi. In qualsiasi modo. Anche con la recensione della sala giochi al Capezzano Center di Puriago Molteno. Ma non solo.
Rubrica

Rinascita dalle ceneri

Paul ritrova la sua identità e spacca il mondo.

di Andrea Maderna, pubblicato il

Siamo al termine degli anni Novanta e la carriera di Paul pare al capolinea. I tonfi al botteghino dei suoi ultimi due film ne hanno abbattuto le quotazioni e il suo coccolato progetto di un remake di Death Race 2000 appare ormai irrealizzabile. Ma è nel momento peggiore che i grandi si scoprono eroi e trovano la forza di tornare a combattere. Con umiltà e consapevolezza. Ma soprattutto umiltà.

Paul William Scott Anderson, talento visionario anche in televisione - Videodrome
Paul William Scott Anderson, talento visionario anche in televisione

The Sight (2000)

Passare da un Kurt Russell in declino a un Andrew McCarthy in declino non è il massimo della vita, e non aiuta neanche ritrovarsi rovesciati dalle megaproduzioni hollywoodiane ai confini ristretti del TV movie. O forse sì? The Sight è poca cosa, un filmetto palesemente assemblato in fretta e furia per cavalcare l'onda lunga de Il sesto senso, ma col senno di poi sembra davvero il giro di boa. Tanto per cominciare è il primo film che Anderson si scrive e dirige tutto da solo dai tempi di Shopping, e già solo questo basterebbe. Riscocca la scintilla, Paul si rende conto che pensare il film dall'inizio è troppo più divertente e da questo momento a oggi, anno 2011, se li scrive tutti lui, tranne il recente I tre moschettieri. Inoltre The Sight è il film con cui Paul comincia a firmarsi Paul W.S. Anderson, per evitare che la gente lo confonda con quel tizio barbuto che fa i film intelligenti. Infine, The Sight è una sciocchezzuola, ma è una sciocchezzuola piuttosto simpatica, dall'adorabile autoconsapevolezza, che mostra anche qualche idea di regia e che si diverte nel cambiare tre o quattro volte registro fra la commedia e il film de paura. Trascurabilissimo, ma anche importantissimo, perché due anni dopo Paul is back with a vengeance.

"Vedo la gente morta" - Videodrome
"Vedo la gente morta"

Resident Evil (2002)

Di un film ispirato alla serie Resident Evil si parlava ormai da un bel po' di tempo e l'attesa era alle stelle. Per un certo periodo parve che se ne sarebbe occupato nientemeno che sua eccellenza George Andrew Romero, ma alla fine si decise di puntare altrove, perché il caro George era troppo interessato alle sue metaforiche paranoie sugli zombi e non era molto avvezzo alle trashate tipicamente Capcom. Ma soprattutto perché un regista con tre nomi è meglio di un regista con solo due nomi. Per questo George si limita a firmare un bello spot televisivo per Resident Evil 2 e viene messo da parte. Largo ai giovani carichi di passione e amore. E Paul William Scott mette in questo film tutto l'amore possibile. L'amore per Milla, che scocca durante le riprese ed è evidente nel modo in cui la macchina da presa indugia continuamente sul suo bel visino. E l'amore per il videogioco, che Paul omaggia scrivendo una storia pienamente in linea col taglio da b-movie della saga e creando una sorta di universo alternativo di Resident Evil, centrato attorno alla figura dell'atletica Alice.

Narra la leggenda che Paul William Scott abbia chiesto a Milla di sposarlo esattamente in questo modo - Videodrome
Narra la leggenda che Paul William Scott abbia chiesto a Milla di sposarlo esattamente in questo modo

Questo primo film, addirittura, pur con un po' di sforzo, può tranquillamente essere inserito nella continuity dei giochi, considerandolo come una sorta di prequel, ma negli anni diventerà invece poi evidente che l'intenzione era appunto quella di raccontare una storia alternativa. Fatto sta che l'operazione funziona a meraviglia e Paul ci regala un'ora e mezza calibrata benissimo, con un avvio di atmosfera, una perfetta resa delle anime horror/sci-fi/trash tipiche del videogioco, un ritmo invidiabile e perfino delle buone scelte di regia. Basti pensare al fatto che praticamente tutte le scene d'azione non si concludono, ma vengono abbandonate in corsa, per poi mostrarci le conseguenze. O a quella bell'immagine dei protagonisti in attesa sui tubi, con Michelle Rodriguez che fa gocciolare il sangue delle sue ferite fra le fauci dell'orda di zombi invasati sotto di loro. Il Resident Evil di Paul William Scott Anderson non è l'opera di un regista che approccia la materia dei giochini elettronici come una roba stupidina che affronta per far soldi o che magari, ancora peggio, vuole rendere più nobile grazie al suo sapiente tocco cinematografico. No, Paul ci tiene davvero e dirige un film fatto di amore e passione, che è la sua rilettura di un qualcosa che conosce bene e che rispetta.

Classica situazione insensata ma che fa molto figo da videogioco Capcom. Tipo aprire una porta di una stazione di polizia usando un diamante rosso - Videodrome
Classica situazione insensata ma che fa molto figo da videogioco Capcom. Tipo aprire una porta di una stazione di polizia usando un diamante rosso

Insomma, centro perfetto, a cominciare dalla deliziosa campagna pubblicitaria, che stuzzicava con i finti commercial della Umbrella Corporation, per arrivare al successo al botteghino, che replica i fasti di Mortal Kombat ma soprattutto genera una vera e propria serie capace di mantenersi solida nei risultati commerciali e anzi esplodere addirittura con il recente quarto episodio, che raddoppia gli incassi. E tutto questo avviene forse anche perché Anderson, pur dedicando le sue energie da regista altrove, mantiene solida la presa produttiva e di sceneggiatore sulla saga. Con buona pace di chi si cruccia per la scarsa fedeltà alla storyline originale, di chi si lamenta perché i film di Resident Evil sono solo delle baracconate, ma soprattutto di chi “Dovevano usare la storia del primo videogioco, era perfetta così com'era”. Perfetta? Sul serio? Coi titoli di testa fiammeggianti e i dialoghi da avanspettacolo? Qui le possibilità sono tre: o l'avete giocato tanto tempo fa e vi ricordate solo le belle emozioni, con la nostalgia che rende tutto più bello, o peccate un pochino di onestà intellettuale o, al limite, è il caso che iniziate a leggere qualcosa di più ricco rispetto al retro delle scatole dei videogiochi.


Commenti

  1. Fotone

     
    #1
    Un inchino all'opera magna di giopep, che ha (quasi) dato la vita per rendere omaggio agli Anderson.
    Quarantamila caratteri di autentica passione ludocinematografica, che avrebbe potuto pubblicare come una collana di libri e diventare ricco a suon di best seller, ma che ha scelto di condividere qui con noi. Vola, adesso, verso gli ottantamila!
  2. Fotone

     
    #2
    E per la cronaca, l'ode funziona: dovrò recuperare asappissimo due o tre blu-ray.
  3. babaz

     
    #3
    e si capiscono anche le letture online deviate del nostro

    io lo seguo eh, con divertimento
  4. giopep

     
    #4
    Vai vai, recupera. E mi raccomando lo stereo a palla! :D
  5. ped

     
    #5
    Ahahah, che articolone! Dopo il pezzo su "I 400 calci" (e relativa visione dei Moschettieri) pure io ho azzardato un tiepido recupero di Anderson, ma per pigrizia mi sono arenato quasi subito.
    Ricordo invece che all'epoca Mortal Kombat non mi piacque per nulla; ma ero giovane, non avevo la testa...
  6. giopep

     
    #6
    Io - casomai non fosse chiaro - me li sono sparati tutti in fila per scrivere questo articolo e, tolto Soldier, li ho trovati tutti divertenti (chi più, chi meno). :)
  7. Myau

     
    #7
    Ho letto solo fino al i film che ho visto...
    Ma... non era meglio fare direttamente il Castoro di Paul W.S. Anderson? Non credo esista, e lo hanno fatto di cani e porci.

    Nel merito condivido i pareri su Resident Evil e Aliens VS Predator. Del primo dispiace solo che non ci sia una parte horror un po' più classica (nella villa ci si poteva inventare qualcosa) e di puntare solo sull'aspetto fantascientifico. Comunque gran bel film con un gran bel finale. Di AvP critico solo lo svilimento della mitologia dei mostri, ma lo spettacolo è di ottimo livello. E' più Aliel questo del Resurrection, a mio avviso.
  8. ped

     
    #8
    Questo era chiaro :)
  9. giopep

     
    #9
    Hahahaha Myau, il Castoro dubito me lo pubblichino, e poi mi diverto di più a scrivere qua. :)
  10. fatController

     
    #10
    complimenti per il lavoro, interessante, esaustivo e -soprattutto- divertente da leggere
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