Videodrome

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Qui si parla di cinema. Ma non del multisala a Casnago sul Lambro in cui trascorrete serate consumando aperitivi, giocando col videopoker e rovesciando popcorn su chi vi siede a fianco mentre vi alzate per rispondere al telefono. O forse sì, anche di quello. In fondo nei multisala stile Burago Masnano c'è spesso una sala giochi. E noi vogliamo parlare di cinema e videogiochi. In qualsiasi modo. Anche con la recensione della sala giochi al Capezzano Center di Puriago Molteno. Ma non solo.
Rubrica

Verso l'infinito

Un Paul William Scott per tutte le stagioni.

di Andrea Maderna, pubblicato il

Nel periodo fra il 2002 e il 2008 la vita e la carriera di Anderson esplodono come il gatling di Bill Duke in Predator. Ora Paul è maturo, consapevole dei propri mezzi e ha anche al fianco la sua donna più bella del pianeta che lo fa rigare dritto. Ringalluzzito dalla propria rinascita come uomo di cinema più completo, si mette a costruire sul successo di Resident Evil molto meglio di quanto fece a suo tempo con Mortal Kombat. Scrive e produce due sequel per la sua Milla, lasciando la regia ad altri ma generando comunque un rientro economico che altri adattamenti videoludici si sognano. Firma uno spot televisivo per Doom 3, chiudendo poeticamente il cerchio aperto sette anni prima con Punto di non ritorno. Dirige – secondo IMDB – un film per la TV intitolato The Drift, di cui non so nulla, che non sono riuscito a recuperare e che non è segnalato nella sua pagina su Wikipedia, quindi facciamo finta di niente. Mette le mani in molte altre produzioni per il cinema e per la TV e, già che c'è, prepara con sapiente calma il sogno nel cassetto che qualche anno prima aveva dovuto abbandonare. Nel frattempo, non pago di aver sottratto dall'oblio Resident Evil per dare vita a forse l'unico vero “franchise” videoludico cinematografico, ecco che così, con nonchalance, prende, scrive e dirige il film che qualsiasi regista geek avrebbe voluto realizzare un decennio fa, di cui si parlava da innumerevoli anni e che sembrava non ci fosse speranza di vedere mai realizzato.

Tutti i film di Paul William Scott Anderson durano un'ora e mezza, al massimo un'ora e quaranta. Non ha bisogno di sbrodolare e annoiare per oltre due ore, lui - Videodrome
Tutti i film di Paul William Scott Anderson durano un'ora e mezza, al massimo un'ora e quaranta. Non ha bisogno di sbrodolare e annoiare per oltre due ore, lui

Alien vs. Predator (2004)

Come e più di Mortal Kombat, Alien vs. Predator è il prototipo del film che ruota tutto attorno alle aspettative dello spettatore. Vista la pesante eredità che i due “marchi” coinvolti si portano dietro, è comprensibile che uno possa ingenuamente avvicinarsi con in testa i capolavori di John McTiernan, Ridley Scott e James Cameron (e pure quelli venuti dopo, con tutti i loro limiti, buttali). Ma basta esercitare un minimo di onestà intellettuale per rendersi conto che si tratta di un approccio delirante. Così come era delirante chi si lamentava del poco sangue messo in mostra e si è poi ringalluzzito di fronte al violentissimo trailer di quella porcheria infame del seguito diretto dai fratelli Strause. Certo, il rating PG-13 va un po' lontano dalla violenza dei migliori momenti delle due saghe, ma non è mai stato lo splatter il punto chiave di entrambe le faccende. E lamentarsi del fatto che Alien e Predator, in questo film, sono l'ombra di quel che erano nei due film originali mi sembra ancor più assurdo, considerando che ombre lo sono diventati ben prima del fatale incontro e che, sul serio, ma cosa ci si poteva aspettare di diverso?

Raoul Bova è una presenza deliziosa e ha un paio di battute che levati, anche se nella versione italiana si perdono per strada. Davvero! - Videodrome
Raoul Bova è una presenza deliziosa e ha un paio di battute che levati, anche se nella versione italiana si perdono per strada. Davvero!

Ad ogni modo, Anderson, nel realizzare il match del decennio sceglie la via della sincera e umile passione. Scrive una storia funzionale al massimo, che ricalca in maniera netta quella del suo Resident Evil e si sviluppa toccando tutte le tappe dovute. Realizza un avvio di bella atmosfera, curato, dallo sviluppo cristallino e graziato dal solito ineguagliabile carisma di Lance Henriksen. E poi scatena il caos, buttando nella mischia tutto il macello possibile, infilando nel mucchio tutti gli omaggi che gli riesce di fare e tirando fuori la sua solita, asciutta, ora e mezza di divertimento, con perfino qualche bella invenzione. Anderson si riaggancia al già visto altrove concetto dei Predator popolo di sfruttatori che allevano altre creature e ne dispongono per il proprio diletto, dipingendo in fondo una razza non poi così diversa da quella umana. Regala la divertente immagine della regina aliena in batteria elettrostimolata come nei peggiori allevamenti brianzoli, mette in mano alla sua Ripley il bello scudo a testa d'Alien, si diverte come un matto quando c'è da far menare fortissimo fra di loro gli alieni e con lui si diverte chi ne ha voglia. Certo, gli si può contestare il fatto di non aver sfruttato (o non avere il talento necessario per sfruttare) fino in fondo la potenza iconica del materiale che aveva fra le mani, oltre che di essersi sostanzialmente limitato a unire le tessere di mille cose venute prima di lui e mettere in fila tutto ciò che era inevitabile. Ma, insomma, c'è un motivo se si chiama Anderson, e non McTiernan, Scott o Cameron.

"Un pacco da dodici al banco frigo, grazie" - Videodrome
"Un pacco da dodici al banco frigo, grazie"


Commenti

  1. Fotone

     
    #1
    Un inchino all'opera magna di giopep, che ha (quasi) dato la vita per rendere omaggio agli Anderson.
    Quarantamila caratteri di autentica passione ludocinematografica, che avrebbe potuto pubblicare come una collana di libri e diventare ricco a suon di best seller, ma che ha scelto di condividere qui con noi. Vola, adesso, verso gli ottantamila!
  2. Fotone

     
    #2
    E per la cronaca, l'ode funziona: dovrò recuperare asappissimo due o tre blu-ray.
  3. babaz

     
    #3
    e si capiscono anche le letture online deviate del nostro

    io lo seguo eh, con divertimento
  4. giopep

     
    #4
    Vai vai, recupera. E mi raccomando lo stereo a palla! :D
  5. ped

     
    #5
    Ahahah, che articolone! Dopo il pezzo su "I 400 calci" (e relativa visione dei Moschettieri) pure io ho azzardato un tiepido recupero di Anderson, ma per pigrizia mi sono arenato quasi subito.
    Ricordo invece che all'epoca Mortal Kombat non mi piacque per nulla; ma ero giovane, non avevo la testa...
  6. giopep

     
    #6
    Io - casomai non fosse chiaro - me li sono sparati tutti in fila per scrivere questo articolo e, tolto Soldier, li ho trovati tutti divertenti (chi più, chi meno). :)
  7. Myau

     
    #7
    Ho letto solo fino al i film che ho visto...
    Ma... non era meglio fare direttamente il Castoro di Paul W.S. Anderson? Non credo esista, e lo hanno fatto di cani e porci.

    Nel merito condivido i pareri su Resident Evil e Aliens VS Predator. Del primo dispiace solo che non ci sia una parte horror un po' più classica (nella villa ci si poteva inventare qualcosa) e di puntare solo sull'aspetto fantascientifico. Comunque gran bel film con un gran bel finale. Di AvP critico solo lo svilimento della mitologia dei mostri, ma lo spettacolo è di ottimo livello. E' più Aliel questo del Resurrection, a mio avviso.
  8. ped

     
    #8
    Questo era chiaro :)
  9. giopep

     
    #9
    Hahahaha Myau, il Castoro dubito me lo pubblichino, e poi mi diverto di più a scrivere qua. :)
  10. fatController

     
    #10
    complimenti per il lavoro, interessante, esaustivo e -soprattutto- divertente da leggere
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