Videodrome

Videodrome

Qui si parla di cinema. Ma non del multisala a Casnago sul Lambro in cui trascorrete serate consumando aperitivi, giocando col videopoker e rovesciando popcorn su chi vi siede a fianco mentre vi alzate per rispondere al telefono. O forse sì, anche di quello. In fondo nei multisala stile Burago Masnano c'è spesso una sala giochi. E noi vogliamo parlare di cinema e videogiochi. In qualsiasi modo. Anche con la recensione della sala giochi al Capezzano Center di Puriago Molteno. Ma non solo.
Rubrica

Si materializza un sogno

Macchine, mitra, Jason Statham e la voce di David Carradine.

di Andrea Maderna, pubblicato il

Mentre la sua carriera torna a esplodere, il vecchio sogno di Paul William Scott torna di pari passo a manifestarsi davanti ai suoi occhi. Realizzare un remake di Death Race 2000 è forse cosa possibile. Ma che cos'è, Death Race 2000? Innanzitutto è un film che noi simpatici italiani abbiamo imparato a conoscere col titolo Anno 2000 la corsa della morte. E ok. Ma soprattutto è un film del 1975, con David Carradine e Sylvester Stallone, in cui si racconta del classico futuro nel quale il governo pazzariello e fascistoide decide di intrattenere le masse con le arene gladiatorie. Solo che le arene, in questo caso, sono le strade cittadine, e i gladiatori sono dei tizi a bordo di macchinoni modificati coi rostri e i gadget simpatici, che gareggiano, cercano di far fuori gli avversari e, soprattutto, accumulano un sacco di punti investendo passanti e spettatori. Vi ricorda nulla? Esatto, è l'evidente fonte di ispirazione per Carmageddon, una fra le serie di videogiochi più popolari e famigerate della seconda metà degli anni novanta. E quindi, insomma, sempre di videogiochi si sta parlando. Ora, in quello stesso anno esce anche Rollerball, che racconta quasi le stesse cose e alla fin fine ci ricordiamo tutti con maggiore affetto, ma ciò non deve togliere a Death Race 2000 la sua importanza nell'influenzare tutto un certo tipo di narrativa (pensate solo a The Running Man – L'implacabile), oltre che nel dar vita a quel simpatico videogiochino di cui sopra.

Paul William Scott ha prodotto Death Race assieme a Roger Corman e nei primi minuti c'è un cameo di David Carradine. Dev'essere stato un casino dirigere il film in costante stato di erezione - Videodrome
Paul William Scott ha prodotto Death Race assieme a Roger Corman e nei primi minuti c'è un cameo di David Carradine. Dev'essere stato un casino dirigere il film in costante stato di erezione

Death Race (2008)

Death Race è insomma figlio di una ritrovata serenità e spensieratezza, è il film di una persona che si diverte con un lavoro che le permette di realizzare i propri sogni. Lo si vede anche dalle piccole cose. Per esempio, in Death Race ritroviamo una caratteristica che accomunava tutti i film di Paul William Scott dall'esordio fino a Soldier, e che poi aveva abbandonato: il film comincia già sul logo dei produttori, questa volta con un bel motore che si accende. Son dettagli, ma son dettagli che pesano: in fondo era un suo marchio di fabbrica, che sembrava aver abbandonato per colpa delle delusioni di fine anni novanta. E il suo recuperarlo sembra quasi simboleggiare la gioia di un ritrovato bambino, che ha reimparato a divertirsi coi suoi giocattoli (e che la sera torna a casa e trova Milla e relativa prole).

Per anni ho usato come portachiavi della macchina quello che era contenuto nell'edizione Splat Pack di Carmageddon - Videodrome
Per anni ho usato come portachiavi della macchina quello che era contenuto nell'edizione Splat Pack di Carmageddon

Anderson, consapevole dell'impossibilità di riproporre oggi al cinema lo stesso assurdo, naif, violentemente dissacrante canovaccio dell'originale, se la gioca andando sul sicuro e realizza un prequel politicamente più corretto. Ci viene infatti spiegato che, prima di allargarsi alle strade cittadine come abbiamo visto quarant'anni fa, la Death Race era già dominatrice dello share televisivo nei ristretti confini di un carcere di massima sicurezza. I detenuti più ganzi, tipo Escobar Gallardo di Nip/Tuck o Liu Kang, vengono fatti gareggiare su dei macchinoni ultra pimpati, all'interno di un circuito pieno di pericoli e sorprese, con la chiara direttiva che, sì, conta arrivare primi, ma fai più in fretta se ammazzi tutti gli avversari. Ah, se vinci cinque gare in fila ti guadagni la libertà (credici). In tutto questo viene inserito un Jason Statham in formissima, che mette tutta la sua presenza, la sua incredibile fotta, la sua voce maschia, il suo carisma al servizio del classico uomo incastrato dal sistema, accusato di aver ucciso la moglie e schiaffato in galera. Jason arriva in prigione e stranamente nessuno lo riconosce. Ci ritroviamo così con i teppistelli che lo punzecchiano lanciandogli i bacini o facendogli cascare la bavetta nel piatto (veramente, gli atti di nonnismo da quinta elementare) e, ovviamente, si prendono tutti delle gran pizze in faccia.

Ci vuole del coraggio per rompere le palle a Jason Statham mentre sta mangiando - Videodrome
Ci vuole del coraggio per rompere le palle a Jason Statham mentre sta mangiando

Poi salta fuori la direttrice del carcere, una Joan Allen spigolosa come poche altre volte, che lo infila in una macchina coi mitra grossi assieme alla copilota più manza del pianeta e gli offre l'opportunità di guadagnarsi la libertà correndo (credici). Opzione fra l'altro credibile, dato che Jason, oltre ad essere il ganzo che è, è pure un ex pilota NASCAR. Da lì in poi è tutto un susseguirsi di gare, motori, rombi, mitra, sequenze che alzano costantemente il tiro del livello di zarrume (vogliamo parlare del mega camion con le punte, i mitra e i lanciafiamme?) e, a condire il tutto, l'inevitabile contaminazione videoludica, con dei pestoni in stile WipeOut sparsi sull'asfalto, che attivano diverse tipologie di armi quando le auto ci passano sopra. Somma degli addendi = un'ora e mezza tamarra e divertente, con un paio di inseguimenti in macchina di gran spessore e soprattutto tanto, tantissimo metallo. Niente eccessi di computer grafica, solo un sacco di esplosioni, sportellate, schianti vari e del bel correre in macchina come una volta. Delizioso, croccante, odiato dalla critica, di buon successo e con inevitabile sequel (prequel, in realtà) direct to video.

SPOILER: subito dopo questo fotogramma è stata usata della computer grafica. Di colore rosso - Videodrome
SPOILER: subito dopo questo fotogramma è stata usata della computer grafica. Di colore rosso


Commenti

  1. Fotone

     
    #1
    Un inchino all'opera magna di giopep, che ha (quasi) dato la vita per rendere omaggio agli Anderson.
    Quarantamila caratteri di autentica passione ludocinematografica, che avrebbe potuto pubblicare come una collana di libri e diventare ricco a suon di best seller, ma che ha scelto di condividere qui con noi. Vola, adesso, verso gli ottantamila!
  2. Fotone

     
    #2
    E per la cronaca, l'ode funziona: dovrò recuperare asappissimo due o tre blu-ray.
  3. babaz

     
    #3
    e si capiscono anche le letture online deviate del nostro

    io lo seguo eh, con divertimento
  4. giopep

     
    #4
    Vai vai, recupera. E mi raccomando lo stereo a palla! :D
  5. ped

     
    #5
    Ahahah, che articolone! Dopo il pezzo su "I 400 calci" (e relativa visione dei Moschettieri) pure io ho azzardato un tiepido recupero di Anderson, ma per pigrizia mi sono arenato quasi subito.
    Ricordo invece che all'epoca Mortal Kombat non mi piacque per nulla; ma ero giovane, non avevo la testa...
  6. giopep

     
    #6
    Io - casomai non fosse chiaro - me li sono sparati tutti in fila per scrivere questo articolo e, tolto Soldier, li ho trovati tutti divertenti (chi più, chi meno). :)
  7. Myau

     
    #7
    Ho letto solo fino al i film che ho visto...
    Ma... non era meglio fare direttamente il Castoro di Paul W.S. Anderson? Non credo esista, e lo hanno fatto di cani e porci.

    Nel merito condivido i pareri su Resident Evil e Aliens VS Predator. Del primo dispiace solo che non ci sia una parte horror un po' più classica (nella villa ci si poteva inventare qualcosa) e di puntare solo sull'aspetto fantascientifico. Comunque gran bel film con un gran bel finale. Di AvP critico solo lo svilimento della mitologia dei mostri, ma lo spettacolo è di ottimo livello. E' più Aliel questo del Resurrection, a mio avviso.
  8. ped

     
    #8
    Questo era chiaro :)
  9. giopep

     
    #9
    Hahahaha Myau, il Castoro dubito me lo pubblichino, e poi mi diverto di più a scrivere qua. :)
  10. fatController

     
    #10
    complimenti per il lavoro, interessante, esaustivo e -soprattutto- divertente da leggere
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