Videodrome

Videodrome

Qui si parla di cinema. Ma non del multisala a Casnago sul Lambro in cui trascorrete serate consumando aperitivi, giocando col videopoker e rovesciando popcorn su chi vi siede a fianco mentre vi alzate per rispondere al telefono. O forse sì, anche di quello. In fondo nei multisala stile Burago Masnano c'è spesso una sala giochi. E noi vogliamo parlare di cinema e videogiochi. In qualsiasi modo. Anche con la recensione della sala giochi al Capezzano Center di Puriago Molteno. Ma non solo.
Rubrica

Il migliore

Ode al cinema-videogioco di Paul W.S. Anderson.

di Andrea Maderna, pubblicato il

Paul William Scott Anderson è un quasi cinquantenne che ha capito tutto della vita, se la gode come pochi altri al mondo, è bravissimo in quel che fa (anche se magari non il migliore) e in fondo un po' tutti noi lo invidiamo. Quel che fa è, innanzitutto, dirigere film con belle donne, grossi fucili, macchine potenti e mostri schifosi. Lo fa molto bene e soprattutto lo fa con una sincerità e una passione piuttosto rare. Poi magari quel che fa può non interessare, ed è lecito. Ma se interessa, beh, con lui si va sul sicuro, perché di gente che si diverte così tanto a riempire l'immagine di tamarrate non ce n'è molta. Ma non è tutto qui. Stiamo anche parlando di un mezzo geek, appassionato di videogiochi, che si è costruito una solidissima carriera dirigendo (e scrivendo, e producendo) praticamente solo film ispirati a videogiochi o in cui i videogiochi sono infilati in qualche maniera. Che ha messo su famiglia con una donna considerata fra le più belle del pianeta, la quale è anche un'appassionata di videogiochi che si diverte a fare la scema coi fucili grossi recitando nei film del marito. No, sul serio, ma che gli vuoi dire, a uno così? Lo stimi e basta. Ed è per questo motivo che ho deciso di ripercorrere qui la sua carriera, dagli insospettabili esordi punkettari alla gloria recente.

"Mi chiamo Paul William Scott Anderson, Milla Jovovich è la madre di mia figlia, vado in ufficio con la maglietta degli AC/DC e scrivo, produco e dirigo film con Jason Statham che guida macchine coi mitra sul cofano. Tu, invece, che fai?" - Videodrome
"Mi chiamo Paul William Scott Anderson, Milla Jovovich è la madre di mia figlia, vado in ufficio con la maglietta degli AC/DC e scrivo, produco e dirigo film con Jason Statham che guida macchine coi mitra sul cofano. Tu, invece, che fai?"

Shopping (1994)

Guardare per la prima volta, oggi, Shopping, avendo in mente tutto quel che ha poi diretto Paul, non può che generare un colossale WTF. Stiamo parlando di un filmetto indie a basso budget, che racconta di realtà giovanile suburbana e che all'epoca venne bandito da svariati cinema inglesi e uscì in America solo nel circuito dell'home video, fra l'altro in versione censurata. E in cui non ci sono pistole. Intendiamoci, la matrice tamarro-geek c'è, scalpita, spinge fortissimo per venire fuori, emerge per esempio nel tentativo di trasformare la periferia brit in una specie di nebbiosa cittadina postbladerunneriana. E l'immagine di Sadie Frost che sfonda una vetrina con un bidone della monnezza, al rallentatore, accompagnata da della sana musica da discoteca, sintetizza in tre secondi tutto l'Anderson di là da venire. Senza contare che Paul mette continuamente in mano ai suoi attori un Game Gear e azzarda perfino un parallelo registico fra un misero gioco di guida a otto bit e un inseguimento in macchina nella realtà. Ma si tratta di materiale sotto pelle, in un film che invece punta altrove. La storia pesca dal torbido della cronaca e racconta di giovani e violenti teppistelli per i quali il massimo della vita consiste nel fiondarsi con la macchina attraverso le vetrine dei centri commerciali, sfondare tutto e rubare il rubabile. Gli adulti sono tutti visti in chiave negativa, fra mafiosi sfruttatori, poliziotti stanchi di combattere contro il sistema e genitori che preferiscono chiudersi in camera e non vedere. I giovani sono invece tutti persi nel loro turbine di violenta nullafacenza, senza speranza o via d'uscita, naturalmente portati all'autodistruzione.

Il videogioco come sottile metafora della difficoltà nel vivere - Videodrome
Il videogioco come sottile metafora della difficoltà nel vivere

È un film che oggi, quasi vent'anni dopo, esprime violenza più contenutistica che visiva e riesce tutto sommato ancora a colpire per alcune scelte di sceneggiatura. Nonostante sia, come ovvio, invecchiatissimo e nonostante abbia appunto questa strana aria da film che vuole essere intelligente e maturo ma non riesce a nascondere il suo spirito zarro. Peccato solo per le scelte di casting in parte discutibili. Gli adulti fanno tutti il loro dovere: Jonathan Pryce è il poliziotto affranto dalla vita, Sean Pertwee dà di matto, Marianne Faithfull dice due cose senza senso e Sean Bean passa cinque minuti a fare la faccia brutta. Il problema è che sono del tutto sbagliati i protagonisti: Jude Law, a cui vogliamo molto bene e che qui era all'esordio da protagonista, con la sua faccetta pulita da figlio di papà non è molto credibile nei panni del teppista più ganzo di tutti. Senza contare che vive in un porcile ma è sempre lindo e con la messa in piega a posto. Ancora peggio Sadie Frost, che ha gli stessi problemi e ci aggiunge il suo essere una cagna d'attrice. Ma insomma, sono cose che capitano.


Commenti

  1. Fotone

     
    #1
    Un inchino all'opera magna di giopep, che ha (quasi) dato la vita per rendere omaggio agli Anderson.
    Quarantamila caratteri di autentica passione ludocinematografica, che avrebbe potuto pubblicare come una collana di libri e diventare ricco a suon di best seller, ma che ha scelto di condividere qui con noi. Vola, adesso, verso gli ottantamila!
  2. Fotone

     
    #2
    E per la cronaca, l'ode funziona: dovrò recuperare asappissimo due o tre blu-ray.
  3. babaz

     
    #3
    e si capiscono anche le letture online deviate del nostro

    io lo seguo eh, con divertimento
  4. giopep

     
    #4
    Vai vai, recupera. E mi raccomando lo stereo a palla! :D
  5. ped

     
    #5
    Ahahah, che articolone! Dopo il pezzo su "I 400 calci" (e relativa visione dei Moschettieri) pure io ho azzardato un tiepido recupero di Anderson, ma per pigrizia mi sono arenato quasi subito.
    Ricordo invece che all'epoca Mortal Kombat non mi piacque per nulla; ma ero giovane, non avevo la testa...
  6. giopep

     
    #6
    Io - casomai non fosse chiaro - me li sono sparati tutti in fila per scrivere questo articolo e, tolto Soldier, li ho trovati tutti divertenti (chi più, chi meno). :)
  7. Myau

     
    #7
    Ho letto solo fino al i film che ho visto...
    Ma... non era meglio fare direttamente il Castoro di Paul W.S. Anderson? Non credo esista, e lo hanno fatto di cani e porci.

    Nel merito condivido i pareri su Resident Evil e Aliens VS Predator. Del primo dispiace solo che non ci sia una parte horror un po' più classica (nella villa ci si poteva inventare qualcosa) e di puntare solo sull'aspetto fantascientifico. Comunque gran bel film con un gran bel finale. Di AvP critico solo lo svilimento della mitologia dei mostri, ma lo spettacolo è di ottimo livello. E' più Aliel questo del Resurrection, a mio avviso.
  8. ped

     
    #8
    Questo era chiaro :)
  9. giopep

     
    #9
    Hahahaha Myau, il Castoro dubito me lo pubblichino, e poi mi diverto di più a scrivere qua. :)
  10. fatController

     
    #10
    complimenti per il lavoro, interessante, esaustivo e -soprattutto- divertente da leggere
Continua sul forum (34)►
Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!