Videodrome

Videodrome

Qui si parla di cinema. Ma non del multisala a Casnago sul Lambro in cui trascorrete serate consumando aperitivi, giocando col videopoker e rovesciando popcorn su chi vi siede a fianco mentre vi alzate per rispondere al telefono. O forse sì, anche di quello. In fondo nei multisala stile Burago Masnano c'è spesso una sala giochi. E noi vogliamo parlare di cinema e videogiochi. In qualsiasi modo. Anche con la recensione della sala giochi al Capezzano Center di Puriago Molteno. Ma non solo.
Rubrica

I veri videogiochi al cinema

Fra soldati, lottatori di wrestling e depressi cronici.

di Andrea Maderna, pubblicato il

Roger Ebert è uno fra i critici cinematografici più intelligenti, interessanti e piacevoli da leggere del pianeta. Sì, anche se sostiene che i videogiochi non sono e non saranno mai opere d'arte e per questo la comunità dei videogiocatori lo addita come brutto, cattivo e puzzone. Chiunque si interessi di cinema dovrebbe seguire il suo sito web. E magari dare un'occhiata anche al suo diario personale, che non ha sempre a che fare col cinema ma è una lettura stimolante e intensa.

Qualche settimana fa, Ebert ha pubblicato l'e-mail di un suo lettore reduce dalla visione di The Hurt Locker, che chiedeva e si chiedeva se l'utilizzo di Gears of War all'interno del film fosse voluto o incidentale. Il lettore in questione, tale Nathan Donarum, ha scritto un articolo in cui approfondisce il discorso, sottolineando come il gioco di Epic si concentri sulle emozioni del combattimento e sulla lotta per la sopravvivenza. E, ovviamente, su come tutto ciò si rifletta in quelli che sono i temi del film. A quanto pare l'articolo è stato criticato da una serie di persone che ritengono l'inclusione di Gears of War del tutto casuale e pensano che se Eldridge si fosse messo a giocare a Super Mario Bros non sarebbe cambiato nulla.

A opinione mia, pensare che in questo caso Kathryn Bigelow non abbia agito in piena consapevolezza è abbastanza ingenuo. Non stiamo parlando del bambino che gioca con un Game Boy premendo tasti a caso, mentre si sentono rumori ed effetti audio pescati da non si sa dove. Quello di The Hurt Locker è un utilizzo consapevole, realistico, voluto - basta osservare il modo in cui è costruita la scena - di un videogioco in un film. Liquidarlo come casuale significa dar ragione a tutti quei registi che non si disturbano minimamente a riflettere su cosa stanno mettendo in scena, perché tanto son giochini, chi se ne importa.

Ed è un peccato, anche perché non è la prima volta che accade, così come non sarà l'ultima. Pensate per esempio all'utilizzo, per certi versi simile a quello della Bigelow, che fa Mike Binder di Shadow of the Colossus nel suo più che discreto Reign Over Me. Un utilizzo almeno in parte figlio della produzione marchiata Sony, certo, ma anche di un processo creativo intelligente e ragionato. Della proposta di utilizzare per alcune scene non il solito videogioco generico e finto, ma un prodotto vero, esistente, in qualche modo vicino alle tematiche espresse dalla pellicola. Binder si è fatto convincere dopo aver visionato più sequenze di gioco e ha selezionato un colosso in particolare da mostrare nel film. Non solo: Adam Sandler e Don Cheadle hanno approfondito la conoscenza di Shadow of the Colossus, imparando a giocarlo per poter girare le scene e poterne parlare con padronanza sul set. E alcuni dei momenti in cui i due personaggi giocano vengono proprio dalla loro pratica diretta.

Reign Over Me, insomma, oltre ad essere un film molto valido, è anche uno dei pochi a utilizzare un videogioco in maniera intelligente, approfondita, realistica e legata alle tematiche che racconta senza picchi di dozzinale banalità. Un altro caso recente e interessante è rappresentato da The Wrestler di Darren Aronofsky. Randy, chiuso nella sua roulotte, gioca al fittizio Wrestle Jam '88 per NES, un gioco di wrestling che lo vede protagonista. Bloccato nel suo mondo triste, vecchio, autocelebrativo, Randy è un residuo che si trascina stancamente per il mondo e fatica a interfacciarsi con l'epoca in cui vive. Utilizza Wrestle Jam come punto di contatto con un ragazzino del vicinato, Adam, che però sta crescendo e comincia a patire l'arretratezza del giochino. Il dialogo fra i due, con Adam che cerca di spiegare cosa sia e quanto sia più bello Call of Duty 4 e Randy che fatica a capire di cosa si stia parlando, è un ottimo pezzo di sceneggiatura. Divertente, toccante, intelligente nell'utilizzo del videogioco come metafora, micidiale nel rigirare il coltello nella piaga del senso di vecchiaia, arretratezza e inadeguatezza del personaggio interpretato da Mickey Rourke.

Il perfezionismo di Darren Aronofsky ha generato, anche in questo caso, un utilizzo serio e scrupoloso del videogioco. Wrestle Jam '88 non è un semplice filmato mostrato su schermo mentre i due attori fingono di giocare. È codice vero, creato appositamente dal grafico Kristyn Hume e dal programmatore Randall Furino. Contiene effetti audio ripescati dalle versioni Atari 2600 di Donkey Kong e Pac-Man, ma anche musica composta per l'occasione. Simula i titoli dell'era NES nell'aspetto grafico, nella semplice I.A. e perfino nel supporto al pad originale. Ed è un semplice videogioco, giocabile e realmente giocato dagli attori, in cui si possono utilizzare i lottatori Randy "The Ram" Robinson e The Ayatollah.

Probabilmente ci sono altri esempi. E, anzi, vi chiedo di citarmeli. Sicuramente ce ne saranno sempre di più, perché sempre di più il videogioco sta diventando parte della vita di tutti i giorni, elemento di costume integrato nelle esperienze delle nuove generazioni, materiale da trattare in maniera rispettosa. Un qualcosa di serio, insomma.

Per un racconto più approfondito su come sia nato l'utilizzo di Shadow of the Colossus in Reign Over Me, vi consiglio l'interessante articolo di Kotaku, a firma Brian Ashcraft. Per quanto riguarda The Wrestler, invece, segnalo l'approfondimento, sempre di Kotaku, scritto da Michael McWhertor. Qui, infine, trovate la riflessione di Nathan Donarum su The Hurt Locker.


Commenti

  1. Enkida

     
    #1
    Bell'editoriale.
    In fondo i videogiochi stanno diventando una forma d'espressione come un'altra e non vedo cosa ci sia di male a sfruttarli in questo modo come si fa già con la letteratura, la musica, l'arte, ecc.
  2. The "Q"

     
    #2
    Wow grande articolo Andrea...Reign Over Me l'ho visto su (si può dire?) Sky non molto tempo fa e devo dire che, oltre ad aver apprezzato ancora una volta come Sandler riesca a gestire anche ruoli pesanti/importanti (grazie anche al supporto del grande Don Cheadle ovviamente), ho trovato l'uso di Shadow of the Colossus (che per mia sfortuna ho solo potuto vedere in azione una volta, per mano di mio cugino tra l'altro) sorprendentemente azzeccato, perché da gioco intelligente e profondo qual è si sposa alla perfezione con la tristezza/malinconia del film. E come non quotare l'apprezzamento anche su The Wrestler...calcola che al cinema, mentre vedevo e sentivo lui e il ragazzino che parlavano di COD4 con quella spontaneità, veramente avevo i brividi (mi succede ogni volta che vedo citato un videogioco che conosco in un film LOL).
  3. Balenanera

     
    #3
    Ci sono anche altri esempi, come un altro film con Adam Sandler "L'altra sporca ultima meta", dove i secondini dopo l'allenamento giocano ad Halo. Il capostipite di questo genere è "Wargames - Giochi di guerra" film dell'83 con Matthew Broderick in cui il Supercomputer J.O.S.H.U.A manda ai pazzi i tecnici del NORAD, perchè "crede" di giocare con il suo creatore. Sta di fatto che (se prendiamo i film citati nell'editoriale), il mondo videoludico è ancora visto come un luogo per fuggire da una vita senza prospettive o per isolarsi da tutti (come fanno Rourke, wrestler fallito e Sandler, traumatizzato con problemi psichici). E' un vecchio clichè. Il tentativo di valorizzare il videogame, resta comunque valido per il semplice motivo che l'isolamento viene interrotto quando vengono avvicinati da qualcuno proprio attraverso una partita ai loro videogame preferiti, contraddicendo il preconcetto secondo cui chi gioca sempre ai videogiochi è asociale... Se poi iniziamo a parlare di Matrix, sono in grado di tenervi qui 2 settimane...
  4. The "Q"

     
    #4
    Diamoci dentro di cultura cinematografica allora :D Balena hai parlato di "Quella spoca ultima meta", ti dico film bellissimo che vedo e rivedo tutte le volte che lo danno, ogni volta col medesimo (se non maggiore) piacere, però secondo me i secondini che giocano a Halo 2 (mi pare) è soltanto un piccolissimo omaggio al gioco (non fanno neanche vedere le immagini a schermo mentre ci giocano, quindi), tuttavia hai fatto bene a citarlo. Mi hai invece fatto rivenire in mente un'altra citazione ben più importante (sempre secondo me), quella che nel film "Svalvolati on the Road" i polizziotti di quel piccolo paesino dove i quattro protagonisti capitano per caso fanno nei riguardi di Doom 3 (se non ricordo male); la battuta la fa lo sceriffo stesso ma al momento proprio non me la ricordo. Ad ogni modo era molto simpatica, un chiaro tributo al mitico sparatutto horror.
    P.S. Di Matrix puoi parlare quanto vuoi, anche un mese, io personalmente ti ascolterò per tutto il tempo :D
  5. Balenanera

     
    #5
    Non è tanto la qualità dei film di Matrix (cinematograficamente discutibili) ma il tentativo di commistionare piu generi mediatici (con gli Animatrix e il gioco che seguono lo stesso filone narrativo e riempie gli spazi vuoti) che trovo considerevole. Penso che siano idee da prendere seriamente come linfa vitale di questo mondo. In questo caso nn contano i risultati. Mi sono venuti altri esempi come il mitico Chev Chelios di "Crank", interpretato dal ganzissimo Jason Statham, che riprende temi e linguaggio da Grand Theft Auto.
    In "Die Hard 4", il personaggio di Wizard, interpretato da Kevin "Silent Bob" Smith, è un Guru dell'informatica circondato di videogiochi nel suo scantinato/fortezza, ma si rivela fondamentale per John "analogic" McClane. Parlando di Bruce Willis mi è venuto in mente che farà Kane nel film su "Kane & Linch"...
  6. |Sole|

     
    #6
    The "Q" ha scritto:
    Diamoci dentro di cultura cinematografica allora :D


    Vediamo cosa mi viene in mente, di getto.

    FILM
    L'inizio di Hudson Hawk.
    Gioca a qualcosa il protagonista de Il Tagliaerbe, chi si ricorda a cosa?

    SERIE TV
    In una vecchissima puntata di ER, la Hataway gioca a Doom in rete contro altri reparti dell'ospedale.
    Se non ricordo male, in una puntata di CSI (stagioni vecchie) i tizi vanno a cercare un sospetto e lo beccano di fronte a un plasma gigantesco che gioca a... non mi ricordo :)
    In KyleXY giocano spesso col 360, ma a giochi fittizi.
    Gioca con i videogiochi Tom Scavo in una puntata di Desperate Housewives, quando affitta un garage per farne la sala prove di una band.

  7. |Sole|

     
    #7
    Balenanera ha scritto:
    Il capostipite di questo genere è "Wargames - Giochi di guerra"


    Oddio, quello era un film basato tutto sul paradosso videogioco-realtà, non direi che possa essere definito il capostipite del genere delle "citazioni ben fatte di videogiochi nel cinema". Cioè, in Wargames il videogioco è la base proprio.
  8. Balenanera

     
    #8
    |Sole| ha scritto:
    Oddio, quello era un film basato tutto sul paradosso videogioco-realtà, non direi che possa essere definito il capostipite del genere delle "citazioni ben fatte di videogiochi nel cinema". Cioè, in Wargames il videogioco è la base proprio.
    Beh se hai in mente il film, in principio J.O.S.H.U.A. propone al personaggio di Broderick una lista di videogiochi realmente esistenti nell'83, tra i quali sceglie "Guerra Termonucleare Globale". Il film si conclude in una partita a "tris"... Questi giochi sono agli antipodi degli attuali videogame. Ma credo che calzi lo stesso il discorso anche se sono citazioni in 2D. Fossi stato un ragazzo che avesse visto il film a quell'epoca, a sentire quei giochi mi sarei emozionato come "The Q" si emoziona a sentire parlare Mickey Rourke di COD4... Ho detto che è il capostipite perchè a memoria, non mi sembra si parli di videogame in film precedenti.
  9. The "Q"

     
    #9
    LOL Sole così è troppa cultura, non seguo nessuna di quelle serie pur conoscendole tutte quante. Mi è appena venuto in mente anche il film di Hitman; sì lo so, di primo acchitto non c'azzecca niente perché è tratto interamente dall'omonimo videogioco e vabbè, però quello che volevo sottolineare è la scena in cui lui (Agente 47) sfonda la finestra di una stanza d'albergo mentre in quella stessa stanza due ragazzi (beate comparse :D) stanno giocando con una versione console di uno degli ultimi Hitman, molto probabilmente Blood Money ma non ne sono certo, può darsi anche Silent Assassin o Contracts. In questo caso però la citazione è pari ad una sboronata bella e buona e tuttavia messa lì, in mezzo ad una scena frenetica, fa la sua (porca?) figura imho. Cmq sto argomento è troppo togo :)
    P.S. Matrix trae moltissimo (praticamente tutto) dalla filosofia in generale, ma dai videogiochi proprio nada.
  10. Lightside

     
    #10
    Balenanera ha scritto: 
    Il capostipite di questo genere è "Wargames - Giochi di guerra"
     Beh, dimentichi Tron se la metti su quel piano. Io invece credo che l'articolo parli di tutt'altro, come dice Sole.
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