Videodrome

Videodrome

Qui si parla di cinema. Ma non del multisala a Casnago sul Lambro in cui trascorrete serate consumando aperitivi, giocando col videopoker e rovesciando popcorn su chi vi siede a fianco mentre vi alzate per rispondere al telefono. O forse sì, anche di quello. In fondo nei multisala stile Burago Masnano c'è spesso una sala giochi. E noi vogliamo parlare di cinema e videogiochi. In qualsiasi modo. Anche con la recensione della sala giochi al Capezzano Center di Puriago Molteno. Ma non solo.
Rubrica

Tron 1.6

Cinema digitale sotto un polveroso filtro analogico.

di Andrea Maderna, pubblicato il

E in realtà, il risultato manco è tutto da buttare, con l'immagine che, insomma, alla fin fine rende meglio rispetto a come si trasformano certi videogiochi PlayStation 2. Ok, certo, ci son tutti quei bei segnettini da pellicola rovinata che su un bel DVD rimasterizzato non ti aspetti di vedere, ma, oh, è una VHS del millenovecentottantaqualcosa. Li avrei visti pure su un tubo catodico e oltretutto va bene così, fa molto vintage. E poi c'è il doppiaggio italiano, ché non sono più abituato, con Claudio Sorrentino che all'epoca mi piaceva un sacco ma adesso non lo sopporto più. Ma va bene così pure questo, fa parte di tutta l'esperienza “immergiamoci nel passato”. Il passato quello che la VHS col testo scorrevole antipirateria all'inizio. Quello che il film è in formato Pan & Scan di quelli brutali coi movimenti di macchina posticci e mentre lo guardo mi viene in mente che all'epoca pensavo “ma che regia strana, sarà che vogliono fare la roba futuristica” (e che in una scena i personaggi escono entrambi dall'inquadratura, sui due lati, e per un attimo guardi lo schermo nero e vuoto). Quello che durante il film appare spesso in basso a sinistra il logo di Walt Disney Home Video. Quello che, sempre durante il film, ogni tanto passano sotto i messaggi contro la pirateria.

Quello che, mi chiedo, pensa se ci ritrovassimo improvvisamente proiettati negli anni Ottanta, ma conservando le esigenze, le pretese, le abitudini e la schifiltosità a cui ci siamo abituati oggi in materia di home video.

Al design visivo collaborarono mastodonti come Jean Giraud e Syd Mead - Videodrome
Al design visivo collaborarono mastodonti come Jean Giraud e Syd Mead

Comunque, al netto di tutta questa roba, che in realtà è fantastica perché è esattamente quel che avevo nella capoccia quando ho deciso di guardarmi il film, Tron non mi è parso poi questa porcheria. Certo, Steven Lisberger è un registucolo che non ha la minima idea di come dare un po' di dinamismo a quel che dirige (ma del resto ho aperto per un attimo l'elenco dei suoi film su IMDB e Firefox mi è crashato per l'orrore). Certo, la storia è una semplicissima avventurina da ribelli contro il sistema. Certo, gli effetti speciali e la colonna sonora sentono giusto un attimino il peso degli anni. Eppure, eppure ha lo stesso un fascino pazzesco, nascosto fra i pixel, che emerge di prepotenza e ti fa pensare più a uno spreco, che a una porcheria.

Perché in fondo rimane un filmetto godibile e che scorre placido placido, tarato sui ritmi di allora, e non sugli schizofrenici montaggi-parkinson dell'era Michael Bay (che, ma sarò vecchio io, trovo incredibilmente più noiosi). Perché il design visivo riesce comunque ad avere quell'adorabile aria da fantascienza vecchia, che ti costringe a volergli bene, un po' come i pantaloni a zampa d'elefante degli alieni di Star Trek. Perché sotto una sceneggiatura puerile, dei dialoghi da minimo sindacale, l'incapacità di dare reale forza emotiva a quei due o tre momenti drammatici, ci vedi delle idee che, caspita, buttale. E che certo sarebbe stato bello vedere sviluppate in ben altra maniera, piuttosto che solo accennate.

Jeff Bridges fatto a cubetti e ricostruito nel computer: quando vidi questa roba per la prima volta da bambino... wow! - Videodrome
Jeff Bridges fatto a cubetti e ricostruito nel computer: quando vidi questa roba per la prima volta da bambino... wow!

Quella società virtuale dei programmi di cui ti dicono due cose, ti mostrano due momenti e poi via. Quei programmi privi di scopo che se ne stanno lì fermi, coi loro colori variopinti, a fare nulla in mezzo alla piazza. Quel rapporto simbiotico e religioso fra programmi e creativi, a metà fra adorazione e leggenda, che ti viene buttato lì come un sassolino e quasi per nulla approfondito. Quante fantastiche storie, quanti misteri che nemmeno Lisberger conosce, si nascondono dietro questo filmetto? Ecco, il bello di Tron sta soprattutto nella testa di chi lo guarda. Negli accenni, gli spunti, gli stimoli che ti butta lì e che ti lascia elaborare autonomamente con la tua testolina. Molto più che in quello che effettivamente ti racconta per suoni e immagini. E tutto sommato proprio in questo, più che in ogni altra cosa, più che nella computer grafica e negli argomenti trattati, Tron è realmente un film-videogioco. Perché, come nella miglior narrazione interattiva, la storia vera te la crei tu nella testa ed è molto più bella delle scemenze che ti racconta lo schermo.


Commenti

  1. Fotone

     
    #1
    Molto bello il finale del pezzo!
  2. giopep

     
    #2
    Intendi la foto di Tron analogico? :D
  3. Fotone

     
    #3
    No, da "Ecco" fino a "schermo".
    Però anche il CiccioTron baffuto è bellissimo.
  4. Kit Fisto

     
    #4
    Tron è il mio film preferito, proprio per i motivi che hai descritto nell'articolo. Sono il primo ad enunciarne i difetti, le lacune, i passi falsi, ma è ha un fascino innegabile. Sono proprio i "buchi" e le cose buttate lì che lo fanno "mitico", perché Tron non è Tron fatto e finito, ma è il Tron che c'è nella testa di ogni persona che lo guarda e se non riuscite a vederci niente e non vi suscita nulla siete brutti dentro! :D
  5. babaz

     
    #5
    i puri tecnicismi audio/video sono solo una componente minore dell'esperienza cinematografica. E dei videogiochi, e della musica, e della vita :)
    quel che conta è l'emozione
  6. Imbruglia

     
    #6
    dacconcordissimo.
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