Videodrome

Videodrome

Qui si parla di cinema. Ma non del multisala a Casnago sul Lambro in cui trascorrete serate consumando aperitivi, giocando col videopoker e rovesciando popcorn su chi vi siede a fianco mentre vi alzate per rispondere al telefono. O forse sì, anche di quello. In fondo nei multisala stile Burago Masnano c'è spesso una sala giochi. E noi vogliamo parlare di cinema e videogiochi. In qualsiasi modo. Anche con la recensione della sala giochi al Capezzano Center di Puriago Molteno. Ma non solo.
Rubrica

Sangue e sesso

Gli adulti film interattivi di Sierra.

di Andrea Maderna, pubblicato il

Il genere delle avventure grafiche, almeno sulla carta, si prestava tremendamente bene all'approccio del film interattivo, per più di un motivo. Il principale, ovvio, è che si trattava di giochi basati su impianti grafici statici e su un'interazione limitata a qualche clic e a valanghe di testo. Il problema, però, è che anche quella limitata interattività richiedeva, nel caso del film interattivo, materiale audiovisivo da produrre ad hoc, fra animazioni per ogni azione, dialoghi da recitare e via dicendo. Il risultato è che un approccio interamente basato sulla digitalizzazione di attori e ambienti finiva per limitare l'interattività anche in questo genere, seppur con qualche se e qualche ma, in genere coincidenti con l'intraprendenza e la fantasia del team di sviluppo.

Per qualche anno, e solo dopo averlo visto consolidarsi in altri generi, Sierra prese di petto l'approccio da film interattivo. E se lo fece uno fra i principali produttori di avventure grafiche della storia (l'altro, lo specifichiamo per poterla citare ancora una volta, era ovviamente LucasArts, che ignorò del tutto la moda), magari qualcosa di buono poteva venirne fuori. E infatti così fu. Il primo esperimento, portato avanti nientemeno che dalla matrona Roberta Williams e pubblicato nel 1995, fu Phantasmagoria, un racconto interattivo horror, dal taglio serioso, dalle suggestioni erotiche e sanguinarie, inquadrato nell'ottica del film di serie B gotico e dallo spavento facile. Tutte caratteristiche non esattamente all'ordine del giorno per la Williams, che aveva basato la sua carriera sui melodrammi fiabeschi di King's Quest, ma aveva in realtà anche lasciato intravedere un suo lato più cupo e propenso allo humour nero con le due avventure di Laura Bow.

Non è che le scene di stupro si vedessero proprio tutti i giorni, nei giochi di Roberta Williams - Videodrome
Non è che le scene di stupro si vedessero proprio tutti i giorni, nei giochi di Roberta Williams

Criticatissimo all'epoca per la scarsità di interazioni possibili, Phantasmagoria era senza dubbio un gioco piuttosto lineare, ma che offriva comunque diverse vie alla risoluzione di più di un enigma e complessivamente regalava un'esperienza piuttosto emozionante. Certo, bisognava avere voglia di calarsi nell'atmosfera da horroraccio poco più che mediocre e bisognava anche accettare gli evidenti limiti di un'interazione che stava ancora muovendo i primi, timorosi e sperimentali passi, ma il risultato era tutto sommato migliore di come si tendeva a dipingerlo. Decisamente peggio andò col sequel Phantasmagoria: A Puzzle of Flesh. Curato da un team diverso e realizzato premendo a tavoletta sui pedali di sesso e violenza, fu un secondo episodio massacrato dalla critica, e tutto sommato con buona ragione, anche se in una certa ottica trash poteva ancora vantare un certo fascino. Ancora peggio andrò con quella porcheria di Urban Runner: sviluppato da Cocktel Vision, pubblicato da Sierra, dimenticato da tutti.

Phantasmagoria 2 non è proprio il gioco ricordato con più affetto della storia - Videodrome
Phantasmagoria 2 non è proprio il gioco ricordato con più affetto della storia

Il vero capolavoro, però, lo firmò Jane Jensen, pochi mesi dopo la pubblicazione di Phantasmagoria. La trilogia di Gabriel Knight, sotto il profilo dell'approccio tecnologico, è stata tremendamente figlia delle mode e dei periodi in cui ha vissuto. Se il primo episodio era una classica avventura Sierra dalla grafica colorata e bidimensionale e il terzo si sarebbe poi presentato con un motore grafico interamente 3D, il secondo non poteva che vantare un'impostazione da film interattivo, con una mandria di attori sconosciuti a recitare in ambienti parzialmente reali, parzialmente virtuali. E, perfettamente in linea con la qualità media della serie, ne venne fuori un capolavoro, certo oggi invecchiatissimo dal punto di vista visivo, ma semplicemente fuori scala in ogni altro ambito. Una splendida avventura grafica, dalla narrazione matura e dagli enigmi appassionanti, che svetta senza problemi su praticamente qualsiasi altra roba venga citata in questo appuntamento di Videodrome. All'epoca raccolse inevitabilmente qualche critica, perché i film interattivi andavano criticati per forza, era proprio una questione morale. Ma d'altra parte, ci fu chi ebbe il coraggio di criticare il primo Gabriel Knight perché non aveva lo SCUMM, anche se la nuova interfaccia grafica Sierra era ormai praticamente una fotocopia dello SCUMM. Che ci volete fare, c'è della brutta gente, in giro.

Jane Jensen è una capace di realizzare un capolavoro pur avendo per protagonista uno con questa faccia. No, dico... - Videodrome
Jane Jensen è una capace di realizzare un capolavoro pur avendo per protagonista uno con questa faccia. No, dico...


Commenti

  1. |Sole|

     
    #1
    Grandissima puntata di videodrome! È un problema se almeno quattro dei giochi citati restano ancora altissimi nella mia classifica "best evah"? Mi devo preoccupare? :)
  2. giopep

     
    #2
    No, tranquillo, si tratta solo di essere in età pensionabile.
  3. Andhaka

     
    #3
    giopepNo, tranquillo, si tratta solo di essere in età pensionabile.

    .

    Infatti con questo editoriale mi hai fatto sentire vecchio... ma vecchio... :)


    .

    Cheers
  4. giopep

     
    #4
    Andhaka.

    Infatti con questo editoriale mi hai fatto sentire vecchio... ma vecchio... :)


    Teniamoci forte per mano e affrontiamo con coraggio i pochi anni che ci restano. :toghy:
  5. Andhaka

     
    #5
    giopepTeniamoci forte per mano e affrontiamo con coraggio i pochi anni che ci restano. :toghy:

    .

    Calma e gesso. :D Non ho mai detto che ci restano pochi anni (sgrat, sgrat). :DD Ho tutta l'intenzione di vedere 3 secoli.. e per farlo, essendo nato nel 76, devo arrivare almeno al 2101 (il 2100 è ovviamente l'ultimo anno del 21simo secolo). Di conseguenza devo vivere almeno fino a 125 anni. :DD


    .

    Cheers
  6. Noy a.k.a. Manah

     
    #6
    Bell'articolo, davvero... Ok, mi iscrivo al feed di V.it, mi hai convinto ;)
    Dai, bella retrospettiva, interessante e... lo ammetto, avendo ad un certo punto abbandonato il PC per le console, alcuni titoli non li conoscevo proprio!
  7. Magallo

     
    #7
    Ohhh Chelsee,
    if I were a younger man,
    you wouldn't have any chance with her!!!



    Siamo vecchi!
  8. Magallo

     
    #8
    Ma nussuno ha colto la mia citazione?!
  9. Andhaka

     
    #9
    MagalloMa nussuno ha colto la mia citazione?!

    .

    Oh, ci ho pensato e mi pare anche familiare, ma non la inquadro proprio...


    .

    Cheers
  10. Magallo

     
    #10
    Andhaka.

    Oh, ci ho pensato e mi pare anche familiare, ma non la inquadro proprio...


    .

    Cheers

    Ups, avevo anche sbagliato a scriverla. Avevo scritto change invece che chance. Comunque e' di un gioco con Tex Murhpy.....indovina indovinello...
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