Videodrome

Videodrome

Qui si parla di cinema. Ma non del multisala a Casnago sul Lambro in cui trascorrete serate consumando aperitivi, giocando col videopoker e rovesciando popcorn su chi vi siede a fianco mentre vi alzate per rispondere al telefono. O forse sì, anche di quello. In fondo nei multisala stile Burago Masnano c'è spesso una sala giochi. E noi vogliamo parlare di cinema e videogiochi. In qualsiasi modo. Anche con la recensione della sala giochi al Capezzano Center di Puriago Molteno. Ma non solo.
Rubrica

Da Britannia alle stelle

La storia di un game designer con un sogno piccolo piccolo.

di Andrea Maderna, pubblicato il

La scansione temporale delle rubriche di Videogame.it è molto precisa e il prossimo appuntamento con la qui presente Videodrome cadrebbe, in realtà, venerdì nove settembre. Oggi è il turno di Time Machine, sulla quale il nostro Francesco Alinovi coglie il gancio del reportage sul keynote di Richard Garriott alla GDC Europe 2011 e della lunga intervista che Lord British ci ha concesso per raccontare un po' la storia di Ultima. Avete già capito dove sto andando a parare? Esatto, anche questo appuntamento speciale, fuoriserie, di Videodrome è dedicato al rombante passaggio di Richard Garriott da Colonia. La giornata aperta dal suo keynote e durante la quale si è concesso ai nostri microfoni si è conclusa infatti sulle immagini di Man on a Mission, il documentario dedicato al suo viaggio nello spazio, che a Colonia è stato proiettato in anteprima per l'Europa (fino a oggi si era visto solo in giro per festival americani).

Diretto da Mike Woolf, ma tecnicamente anche dallo stesso Garriott e dai suoi compagni di viaggio, che hanno stretto in mano la videocamera mentre fluttuavano a gravità zero, il documentario racconta ovviamente del personaggio Richard Garriott e del suo desiderio di seguire le orme del padre astronauta. Impossibilitato a intraprendere la carriera del genitore fin da piccolo a causa della miopia, Garriott prende così una decisione di quelle semplici: sarà il primo civile a farsi un viaggio nello spazio. Hai detto niente. La strada per arrivare a questo risultato ha inizio sviluppando tutto da solo un piccolo e innovativo gioco chiamato Akalabeth, che andrà poi a vendere in tante belle confezioni fatte a mano. Quel che segue è una piccola saga di nome Ultima, capace di scrivere la storia dei videogiochi e rendere Garriott piuttosto ricco.

Richard Garriott alle prese con la sagoma del padre al Johnson Space Center della Nasa - Gamescom 2011
Richard Garriott alle prese con la sagoma del padre al Johnson Space Center della Nasa

E qui scatta il primo tentativo: la somma dei suoi guadagni e il ricavo della vendita di Origin permettono a Garriott di acquistare un biglietto per le stelle, che gli garantirà di essere il primo civile a volare nello spazio... ma lo scoppio della bolla speculativa di Internet nel 2001 lo riduce quasi sul lastrico e lo costringe a vendere il suo biglietto a Dennis Tito. L'appuntamento è solo rimandato: sette anni dopo, infatti, Garriott riuscirà nell'impresa, sborsando addirittura trenta milioni di dollari per finanziarsi la gita. E diventando così il sesto civile della storia a farsi la scampagnata fra le stelle, il secondo figlio di astronauta a viaggiare nello spazio (il primo è stato Sergei Volkov, che fra l'altro ha partecipato alla spedizione di Garriott) e il primo astronauta americano di seconda generazione. E pure la seconda persona a indossare la bandiera britannica nello spazio, tanto per gradire.

Lo stile di Man on a Mission è semplice, informativo, scorrevole e gradevolissimo. La butta un po' sull'emozione, ma racconta soprattutto la curiosità e il fascino di vivere un'esperienza del genere. Mostra qualche cenno della vita di Garriott – che, diciamocelo, interessa solo a noi nerd – ma mette poi in scena anche tutta la lunga (si parla di mesi) fase di preparazione al lancio, i momenti emozionanti della partenza e gli oltre dieci giorni di permanenza fuori dall'atmosfera terrestre. Le emozioni che si provano osservando fuori dal finestrino a gravità zero sono qualcosa che non può essere descritto e a cui probabilmente uno schermo cinematografico non renderà mai giustizia, ma almeno un po', durante quei minuti di documentario, i brividi vengono per davvero. Anzi, diciamola tutta: quel momento di epifania, che mi piglia a un certo punto ogni volta che vado a una GDC, quest'anno ce l'ho avuto durante i minuti finali della proiezione di Man on a Mission.

L'avventura spaziale di Richard Garriott si è conclusa con un rientro tumultuoso, come sono tumultuosi tutti i rientri dallo spazio (al punto che alcune sequenze particolarmente “inquietanti” sono state rimosse dal montato finale per non lasciare addosso agli spettatori un'impressione troppo negativa). Dopo la proiezione, per esempio, Garriott ha raccontato al pubblico in sala di un lieve imprevisto, un contenitore che si è staccato dal suo alloggio e si è incastrato sopra alla spalla di Lord British, impedendo il corretto movimento verso l'alto del sedile e provocando, per altro, non poco dolore. Ma alla fine tutto si è risolto per il meglio e il creatore di Ultima è qui a raccontare il suo viaggio e promuovere l'attività nello spazio.

Richard Garriott, infatti, continua a lavorare nello sviluppo di un possibile, futuro “turismo aerospaziale”, investendo anche soldi nella Armadillo Aerospace di John Carmack. Oggi, comprarsi un biglietto per lo spazio costa anche più di quanto ha speso Garriott (siamo dalle parti dei cinquanta milioni di dollari), ma in futuro, secondo il game designer, i prezzi sono destinati a scendere. Certo, non arriveremo probabilmente mai a un turismo spaziale economico e di massa, o comunque non sul breve o medio termine. Ma Garriott è convinto che si possa raggiungere un equilibrio tramite il quale il “turista” disposto a trascorrere la permanenza nello spazio lavorando per diversi progetti potrebbe conseguentemente pagarsi il biglietto. Del resto è qualcosa che ha fatto lo stesso Garriott, generando documentazione per svariate ricerche e, per esempio, conducendo diversi test legati al fatto di essere il primo astronauta ad aver subito una procedura per la riparazione della retina al laser.

Insomma, Richard Garriott ci crede davvero, e un po' ci spera anche. Perché lui, nello spazio, ci vorrebbe tornare.


Commenti

Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!