Videoletture

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Videoletture è l'angolo che Videogame.it dedica ai libri. Sì, quelle cose rilegate, di carta stampata, prive di tasto di accensione che ancora affollano i nostri scaffali! Libri spessi e sottili, alti e bassi, pesanti e leggeri, ma con un unico denominatore a unirli su queste pagine: il videogioco.
Rubrica

Gli strumenti del videogiocare

Dodici saggi per sviluppare una critica consapevole

di Lorenzo Antonelli, pubblicato il

Se l'artista è un segnale di allarme dei nuovi media, la copertina del libro qui segnalato la dice assai lunga: si tratta di uno dei venti "Isometric Screenshot" di John Haddock.
La stampa digitale, caratterizzata da una grafica isometrica non dissimile da The Sims di Will Wright, ritrae Eric Harris e Dylan Klebold durante il massacro avvenuto nel 1999 alla Columbine High School, a Littleton in Colorado.
La scelta non è stata casuale.

Recita l'appendice al libro: "Le schermate (di Haddock) producono un curioso paradosso: pur rappresentando un atto violento che ha, in varia misura, segnato la nostra epoca, sono iconografie della tragedia, la loro palese artificiosità ne smorza la brutalità. L'immagine di copertina, "Cafeteria", è una reinterpretazione in chiave ludica del massacro nella scuola di Columbine. Eric Harris e Dylan Klebold, mitra a tracolla, anfibi e giacchetta militare, assurgono ad avatar. Bang Bang, you're dead: le armi da sole non uccidono, i videogiochi sì". Il volume a cura di Matteo Bittanti si intitola Gli strumenti del videogiocare. Logiche, estetiche e (v)ideologie e appartiene alla collana "Estetiche della comunicazione globale" (Costa & Nolan) diretta da Marcello Pecchioli, al fine di rappresentare un punto di collegamento tra i contributi e i riferimenti storici e culturali del XX secolo e quelli del nuovo millennio.

Matteo Bittanti, sarà bene precisarlo, è il più autorevole e prolifico studioso italiano del videogioco (beninteso come medium culturale), oggi ricercatore accademico in forza allo Stanford Humanities Lab della Stanford University, docente di Game Studies e Advanced Visual Studies presso il California College of the Arts di San Francisco e Oakland, autore del progetto di critica open-source "videoludica.game culture" e, assieme a Gianni Canova, è ideatore e curatore della serie Ludologica, Videogames d'Autore.
Riassumerne qui la sua carriera giornalistica, inoltre, sarebbe mastodontico compito amanuense, in grado di occupare la totalità dei caratteri (spazi inclusi) qui a disposizione. Ha collaborato (e collabora) con le più prestigiose testate giornalistiche della stampa specializzata e generalista, da Game Pro al neonato Wired Italia, prestando particolare attenzione all'interazione tra pop culture, visual culture e arte, "mappando" l'interscambio tra cinema, televisione, fumetti e videogiochi e studiando le implicazioni ad ampio respiro della crescente ibridazione tecnoculturale e dei videogiochi nello specifico.
In attesa di una nuova Milano, risiede a San Francisco e ne è ben felice.

Il testo si articola in dodici saggi di studiosi italiani e stranieri, per esaminare il medium videoludico da tre differenti angolazioni: logiche, estetiche e (v)ideologiche.
Barry Atkins, Robert J. Bain Jr., Mia Consalvo, Alberto Falchi, Ivan Fulco, Aki Jarvinen, Geoff King, Carlo Molina, Rune Klevjer e Dario Villa, fra gli altri, approfondiscono in maniera metodica e organica (con tanto di case studies dettagliate) le funzioni simboliche dei videogiochi, le connessioni che intercorrono tra simulazione e industria bellica o le implicazioni estetiche della rappresentazione ludica bidimensionale e tridimensionale.
Si tratta di accurate ricerche storiche, semiotiche, sociologiche ed empiriche, supportate da certosine fonti bibliografiche e aventi un unico obiettivo comune: dimostrare che l'universo tecnoludico non è solamente un gioco da ragazzi, non più.

Scrive Bittanti nel capitolo introduttivo al volume V-ideologia o La Macchina della Guerra: "La critica videoludica tradizionale, supportata da un'industria ostile a una riflessione in grado di trascendere le più crasse banalizzazioni, è rigorosamente autoreferenziale. Nel recensire il gaming digitale la critica trascura le complesse reti sociali, culturali ed economiche che rendono possibile il suo manifestarsi. Comprendere il testo videoludico significa anche tenere conto del contesto nel quale emerge, considerare le dinamiche sociali che innesca. Prestare attenzioni alle componenti culturali e politiche, senza feticizzare la techné e ridurre l'analisi a un punteggio."

Argomentazioni inappuntabili, spassionatamente dedicate a chi scrive di videogiochi, sia che si tratti del professionista della stampa specializzata o dell'amatore che disserti saggezza sui forum.
Inoltre l'autore, nell'attribuire all'attuale videogioco le caratteristiche proprie di una forma di ideologia visuale (in quanto veicolo in forma implicita o esplicita di contenuti politici, sociali e culturali), conclude affermando che il videogioco, oggi, fornisce le categorie epistemologiche per comprendere la realtà. Parole che, più semplicemente, si traducono in un sofisticato dito medio rivolto a chi, ancora adesso, invoca lo scandalo, grida al razzismo e teme violenza indotta da un mezzo fin troppo spesso banalizzato.

Il videogioco, insomma, è semplicemente cultura: iconografica, visuale, politica e propagandistica, tecnologica, attuale e tanto stimolante (nelle mani degli artisti) quanto pericolosa (nelle mani sbagliate).
Relegarlo alla mera categoria del passatempo diseducativo, capace di trasformare i nostri bambini in infallibili killer desensibilizzati, è ormai pratica ascrivibile al miope qualunquismo. Gli strumenti del videogiocare che l'omonimo libro fornisce al lettore, dunque, rappresentano quei necessari e imprescindibili tool di sviluppo per una critica che (ormai) dovrebbe saper prendere le distanze da una mera indagine degli aspetti tecnologici ed estetici connessi al videogioco. Il testo, come conferma l'autore nelle pagine iniziali, è prima di tutto una reazione nei confronti di chi si ostina ad analizzare il videogioco come un'isola a se stante, del tutto indipendente dalle dinamiche socio-culturali del nostro tempo. Perché la realtà dei fatti è decisamente più complessa.

Gli strumenti del videogiocare. Logiche, estetiche e (v)ideologie, ancora, è un pregevole strumento per ragionare sulla rilevanza culturale, ideologica ed estetica dei videogiochi, ormai solida parte costitutiva del tessuto connettivo della società contemporanea.
E per poco meno di ventiquattro euro ci sono anche trenta illustrazioni a colori su carta patinata!


Commenti

  1. |Sole|

     
    #1
    Fotone ha scritto:
    Gli strumenti del videogiocare: Dodici saggi per sviluppare una critica consapevole


    Ecco finalmente il thread ufficiale del nuovo "Videoletture", in ritardo causa problemi tecnici :)


  2. Magallo

     
    #2
    Bel pezzo ma difficile difficile  difficile!!! L'ho dovuto leggere e rileggere svariate volte prima di capirlo bene. DOH!
  3. Fotone

     
    #3
    No, Magallo, NO!!!
    Non puoi dire che pure questo è difficile!!!
    Eddai!!!
    :D
     
    Cioè, è pieno di citazioni, ho scritto pochissimo.
    Dai, ti prometto che il prossimo libro segnalato/recensito sarà totalmente disimpegnato.
    Insomma, qui non leggerai solo di accademici e difficilissimi saggi, eh. 
    ;)
     
  4. |Sole|

     
    #4
    Fotone ha scritto:
    No, Magallo, NO!!!
    Non puoi dire che pure questo è difficile!!!
    Eddai!!!
    :D
     
    Cioè, è pieno di citazioni, ho scritto pochissimo.
    Dai, ti prometto che il prossimo libro segnalato/recensito sarà totalmente disimpegnato.
    Insomma, qui non leggerai solo di accademici e difficilissimi saggi, eh. 
    ;)


    Vabbé, dai, ormai è una boutade :D
  5. Sampei

     
    #5
    Magallo ha scritto:
    Bel pezzo ma difficile difficile  difficile!!! L'ho dovuto leggere e rileggere svariate volte prima di capirlo bene. DOH!
       
    Fotone ha scritto:
    No, Magallo, NO!!!
    Non puoi dire che pure questo è difficile!!!
    Eddai!!!
    troppo simpatici :rotfl:
    comunque e' vero dai, rispetto a questo l'editoriale sulla violenza necessitava di una parafrasi :asd:
  6. Magallo

     
    #6
    Fotone ha scritto:
    No, Magallo, NO!!!
    Non puoi dire che pure questo è difficile!!!
    Eddai!!!
    :D
     
    Cioè, è pieno di citazioni, ho scritto pochissimo.
    Dai, ti prometto che il prossimo libro segnalato/recensito sarà totalmente disimpegnato.
    Insomma, qui non leggerai solo di accademici e difficilissimi saggi, eh. 
    ;)
      No aspe', io mica ho detto che non voglio articoli del genere perche' troppo difficili da capire e troppo impegnati eh! Anzi! Faccio proprio i complimenti a questi editoriali/speciali per il loro coraggio di approfondimento di rara bellezza. Dico solo che trovo alcuni pezzi un po' ostici da comprendere nel senso che mi devo mettere li' a leggere con calma e attenzione e spesso anche a rileggere per capirli appieno.
    Tra l'altro mi e' venuta molta voglia di comprarlo il libro, anche se 24 euro mi sembrano un po' tantini...
  7. Atlas

     
    #7
    Fotone ha scritto:
    No, Magallo, NO!!!
    Non puoi dire che pure questo è difficile!!!
    Eddai!!!
    :D
     
    Cioè, è pieno di citazioni, ho scritto pochissimo.
    Dai, ti prometto che il prossimo libro segnalato/recensito sarà totalmente disimpegnato.
    Insomma, qui non leggerai solo di accademici e difficilissimi saggi, eh. 
    ;)
     
    Beh in effetti l'articolo in sé mi pare di aver capito che non dice niente a parte una sorta di "recensione" del libro.
    Senza leggerlo quindi si può dir poco. Ho capito male io o si parla di videogioco come un qualcosa di "più" del semplice "videogioco"? Come un qualcosa intriso di connotazioni politiche, ideologiche, culturali?
    E poi una frase non l'ho capita: "conclude affermando che il videogioco, oggi, fornisce le categorie epistemologiche per comprendere la realtà. Parole che, più semplicemente, si traducono in un sofisticato dito medio rivolto a chi, ancora adesso, invoca lo scandalo, grida al razzismo e teme violenza indotta da un mezzo fin troppo spesso banalizzato."
    Non l'ho capita perchè, se il videogioco è un qualcosa di ideologicamente connotato e complesso, allora è giusto gridare allo scandalo, razzismo, violenza e via dicendo e non si banalizza niente. Mentre invece quelle accuse decadrebbero qualora si trattasse di un qualocosa più puramente legato al gaming, senza presunzioni para-culturali dietro.

    Insomma, se il videogame è "cultura" seria, allora forse è giusto scandalizzarsi, del resto se domani io scrivessi un articolo di giornale antisemita o "razzista  dentro" mi beccherei critiche, censure e forse pure qualche denuncia, quindi, se si tratta  di cultura seria, anche il videogame dovrebbe essere sottoposto a critiche dello stesso genere.
    Il punto è che invece, imho, il videogioco è sempre stato e DEVE restare un'isola felice, un po' come "l'Isola che non c'è" un luogo esistente ma SOLO virtuale, nel quale non c'è peccato, ma solo sano, libero e spensierato divertimento, serio o comico che sia. E in tal senso allora refrattario ad ogni accusa di plagio, di razzismi o altre amenità.
    Ho capito male io il senso del discorso o semplicemente non sono daccordo col Bittanti?
  8. Myau

     
    #8
    Atlas ha scritto:
    Beh in effetti l'articolo in sé mi pare di aver capito che non dice niente a parte una sorta di "recensione" del libro.
    Senza leggerlo quindi si può dir poco. Ho capito male io o si parla di videogioco come un qualcosa di "più" del semplice "videogioco"? Come un qualcosa intriso di connotazioni politiche, ideologiche, culturali?
    E poi una frase non l'ho capita: "conclude affermando che il videogioco, oggi, fornisce le categorie epistemologiche per comprendere la realtà. Parole che, più semplicemente, si traducono in un sofisticato dito medio rivolto a chi, ancora adesso, invoca lo scandalo, grida al razzismo e teme violenza indotta da un mezzo fin troppo spesso banalizzato."
    Non l'ho capita perchè, se il videogioco è un qualcosa di ideologicamente connotato e complesso, allora è giusto gridare allo scandalo, razzismo, violenza e via dicendo e non si banalizza niente. Mentre invece quelle accuse decadrebbero qualora si trattasse di un qualocosa più puramente legato al gaming, senza presunzioni para-culturali dietro.

    Insomma, se il videogame è "cultura" seria, allora forse è giusto scandalizzarsi, del resto se domani io scrivessi un articolo di giornale antisemita o "razzista  dentro" mi beccherei critiche, censure e forse pure qualche denuncia, quindi, se si tratta  di cultura seria, anche il videogame dovrebbe essere sottoposto a critiche dello stesso genere.

    In effetti si può equivocare. Il dito medio è in realtà diretto verso quelli che invocano le censura in quanto il videogioco è, secondo loro, un passatempo diretto principalmente ai bambini. Essendo invece un mezzo espressivo come tutti gli altri bisogna prenderlo per quello che è, senza pretendere di sminuirlo, banalizzarlo, depotenziarlo, ghettizzarlo. Sarà nel merito dei suoi contenuti che, eventualmente, il gioco sarà oggetto di critica, non nella forma dei suoi mezzi espressivi.
  9. Atlas

     
    #9
    Myau ha scritto:
    In effetti si può equivocare. Il dito medio è in realtà diretto verso quelli che invocano le censura in quanto il videogioco è, secondo loro, un passatempo diretto principalmente ai bambini. Essendo invece un mezzo espressivo come tutti gli altri bisogna prenderlo per quello che è, senza pretendere di sminuirlo, banalizzarlo, depotenziarlo, ghettizzarlo. Sarà nel merito dei suoi contenuti che, eventualmente, il gioco sarà oggetto di critica, non nella forma dei suoi mezzi espressivi.
     
    Quindi tu la interpreti così?

    Ma poi che vuol dire il neretto? Io non vedo critiche a zero contro il videogame in quanto tale, non almeno roba significativa che non si dica anche per i film ("tutti sesso e violenza"). Io le critiche ai videogame le vedo settoriali, in casi specifici. GTA, Rule of Rose, Bully, Resident Evil 5, Mass Effect... Non mi pare nessuno si sia mai scagliato "per principio" contro Mario, Sonic, Tetris, Fallout, Halo, Fifa, Soul Calibur, Virtua Fighter o altro.
  10. Fotone

     
    #10
    Atlas ha scritto:
    Beh in effetti l'articolo in sé mi pare di aver capito che non dice niente a parte una sorta di "recensione" del libro.
    Senza leggerlo quindi si può dir poco. 
    Beh, Videoletture nasce proprio come uno spazio per recensire libri che trattano il fenomeno videogioco.
    Quindi si, è una recensione.
    Lo scopo è quello di segnalare bei testi al lettore e stimolarlo all'acquisto (e alla lettura) del libro.

     
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