Xbox One
Editoriale

Un meccanismo perfetto

La conferenza delle casa di Redmond fra finte esclusive e veri titoloni.

di utente_deiscritto_116, pubblicato il

Raccontare la conferenza Microsoft dopo aver fatto altrettanto con quella Sony ha lo stesso retrogusto un po' strano del leggere un giallo sapendo in partenza che l'assassino è il maggiordomo. Alla fin fine, il meccanismo narrativo funziona lo stesso, ma a ogni svolta ci si chiede "ma questo come ha fatto non accorgersi per due ore secche che gli si stava stringendo un cappio intorno al collo?". Ecco, la grande domanda irrisolta della conferenza, forse, è proprio questa: come ha fatto Microsoft a non rendersi conto che forse, ma proprio forse, i 10 minuti della nostra vita sprecati per mostrarci Lococycle potevano essere messi a miglior servizio con qualche parola in più sui DRM e sulle assurde meccaniche dietro la condivisione dei giochi? Ci saremmo accontentati anche di 10 minuti di monoscopio o un Intervallo con vedute amene di Los Angeles (la battuta sta nel fatto che non ne esistono), ma sul serio, Lococycle portatelo via. Meglio se coperto da un telo.

Visto che l'assassino già lo conosciamo, tanto vale partire dalla fine: in questa conferenza Microsoft non ne sbaglia una, né come tempi, né come scelta dei titoli. Con la possibile eccezione di quello che ha ritenuto opportuno far parlare DI NUOVO in inglese il povero Kojima (lui si presta sempre, po'rello, ma ormai lo chiamano più che altro per farsi due risate) e un paio di problemi tecnici risolti in modo migliore della presentazione della Xbox 360 (leggi: senza esplosioni), non una scelta è stata sbagliata, non un assegno è finito nelle mani sbagliate. Ogni soldo speso per evitare che i giochi venissero mostrati altrove, dando l'impressione di un treno di 1 ora e 30 minuti secchi di esclusive, è andato a buon fine. È il mercato, baby.

Hideo Kojima si presta ancora una volta a sfoggiare il suo divertente inglese per mostrare la prima rivelazione dell'evento: Metal Gear Solid V su Xbox One. - Microsoft
Hideo Kojima si presta ancora una volta a sfoggiare il suo divertente inglese per mostrare la prima rivelazione dell'evento: Metal Gear Solid V su Xbox One.

Erano stati promessi 90 minuti di giochi spalla a spalla, e così è stato, salvo che per pochi minuti iniziali appaltati a Yusuf Mehdi. Minacciato di morte perché evitasse parole pericolose come "usato" e "DRM" (la seconda è facile, per sostituire la prima suggeriamo "puffare" che funziona sempre), Mehdi è andato così di fretta che a occhio non ha tirato neanche un respiro in 10 minuti, rischiando eroicamente la vita per fare due annunci in croce. Nello specifico: il restyling di Xbox 360 uguale uguale a Xbox One (l'unica differenza è che ancora ci potete giocare quando volete voi, e non previo appuntamento con Don Mattrick), e il nuovo Live Gold uguale uguale al PS+, ma dedicato al retrogaming (Assassin's Creed II, Halo 3 tra i primi giochi scaricabili). La differenza, osservano i più solerti, è che qui i giochi alla fine te li puoi tenere. Qualcuno malignamente ha chiosato "se li potevano tenere pure loro". Ma a caval donato, eccetera eccetera.

Si parte in quarta, a suon di dollaroni ben spesi, con un incredibile trailer tutto in game di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain. Qui da scherzare c'è davvero poco: spettacolare graficamente, con paesaggi dell'Afghanistan che si aprono allo sguardo e all'esplorazione, la nuova frontiera open world della serie offre un mucchio di idee nuove, dallo spettacolare CQC "con bullet time incorporato" a nuove possibilità di giocare a nascondino con le guardie. E ancora, veicoli, cavalli, clima e scorrere del tempo dinamici (spettacolari le tempeste di sabbia improvvise), effetti di luce semplicemente incredibili. Junji Tago, il technical director del progetto, si è dato davvero da fare: non si sono viste due animazioni riciclate, e tutto sembra già adesso convincente e lucido. Eccetto Kojima, ovviamente, che butta dentro la trama i bambini soldato (ricordate gli accenni all'argomento taboo?), schegge nel cervello di Big Boss, un Ocelot di mezza età, il padre di Otacon, e tre-quattro personaggi istantaneamente intriganti. Buttiamo lì un dubbio, tanto per fare i rompiballe? Tra le note della splendida canzone di Donna Burke (che se la gioca con Snake Eater, per capirci), non si vede un !, una gag, un soldato con rivistine piccanti. Neanche una Kojimata per gradire. Hideo, non sarai mica diventato serio in tarda età, vero? A scanso di equivoci, MGS V su XBox One non è esclusivo in altro che nella sua presenza nella conferenza Microsoft. Scontata l'uscita anche su PS4 (e sulle console current-gen, quantomeno per il prologo, Ground Zeroes).

Sebbene il déjà-vù iniziale sia piuttosto forte, non si tratta di una versione di Red Dead Redemption con protagonista il nostro Snake, ma dell'ambientazione nell'open world di MGS V: The Phantom Pain. - Microsoft
Sebbene il déjà-vù iniziale sia piuttosto forte, non si tratta di una versione di Red Dead Redemption con protagonista il nostro Snake, ma dell'ambientazione nell'open world di MGS V: The Phantom Pain.

Ancora emozionati dall'eroismo guerriero, con spirti che ruggono e roba così, sul palco è tutto un rinnovarsi di giuramenti di fedeltà alla "old glory" 360 e ai milioni di utenti che l'hanno resa un successo: a festeggiare la vecchina ci pensa Victor Kisly di Wargaming.net, che annuncia la versione XBox 360 dell'MMO free-to-play di maggior successo degli ultimi anni (per capirci: macina qualcosa come 10 milioni di dollaroni al mese), ovvero il popolarissimo World of Tanks. Già nelle prossime settimane, gli utenti XBox 360 potranno scaricare gratuitamente il gioco e devastarsi in scontri 15 contro 15 tra scatolette di tonno cingolate. Clipping e sporcizia varia a parte, per essere un gioco free non c'è davvero male tecnicamente: il gioco perde punti solo per la mancanza della compatibilità con un tablet, che sarebbe tornato utile per far fare cose demenziali al cugino odioso in visita e, soprattutto, per fare filotto sulle buzzword dell'E3 2013 (F2P, MMO, Tablet).

Il reel successivo alterna roba chiaramente scelta a caso: da un lato c'è Dark Souls II, previsto per marzo, che è protagonista di un trailer in cui si capisce chiaramente che se incontri un gigante di pietra è meglio che alzi i tacchi, e Max & The Curse of Brotherhood, seguito ideale del misconosciuto ma delizioso Max & The Magic Marker. Su quest'ultimo vale la pena perdere due parole, se non altro per il fatto che questo genere di platform adventure sbarazzino e intelligente è esattamente il genere di gioco che dovrebbe fare Rare se non fosse impegnata a sfornare cose fondamentali come UN ALTRO Kinect Sports. Sono priorità.

Il successone di World of Tanks ha spinto Microsoft ad accaparrarsene una versione per Xbox 360: l'MMO free-to-play arriverà nelle prossime settimane su Xbox Live Marketplace. - Microsoft
Il successone di World of Tanks ha spinto Microsoft ad accaparrarsene una versione per Xbox 360: l'MMO free-to-play arriverà nelle prossime settimane su Xbox Live Marketplace.

A proposito di Kinect, bella prova di Cevat Yerli, non nuovo ad acrobazie lessicali di grande spessore. Il boss di Crytek presenta il suo Ryse: Son of Rome, che è uno spettacolo senza dubbio, ma che denuncia dei buchi nelle meccaniche di gioco grossi come casupole (due passi, QTE, mezza spadata, QTE, ti giri, QTE). Il problema? Quei buchi nascono dal fatto che originariamente il gioco fosse previsto come killer app di Kinect. Yerli glissa con grande scioltezza dicendo: "sì, una volta qui era tutta campagna e Kinect, poi i giocatori harcòre hanno preteso il pad, e noi li abbiamo ascoltati perché siamo harcòre noi medesimi". L'amico omette però il dettaglio che, nel togliere ogni gesture, hanno semplicemente messo al suo posto un QTE. Sarebbe da classificare sotto la voce "fesseria", ma da uno che ritiene seriamente che "i giochi sono al 60% grafica", ci sta anche che il sottinteso sia "e 40% QTE". Peccato assoluto, perché Ryse è di un fascino abbacinante e morboso. Viscerale e cinematica, l'avventura del centurione Marius Titus Genericus è finora uno dei titoli tecnicamente più riusciti dell'E3.

Richiesto a gran voce da gruppi di pressione internettiani, probabilmente con lo scopo recondito di impedire che Rare venisse umiliata di nuovo mettendola a confezionare avatar per la dashboard, Killer Instinct riporta in auge dopo un secolo di oblio un picchiaduro ormai dimenticato dai più (fu convertito con un certo successo su Super Nintendo), facendo sorgere più di un dubbio sulla reale presenza di un pubblico interessato. La struttura - indovina? - free-to-play lo qualificherebbe come un rischio controllato, se non fosse per il dettaglio che qui, a differenza di Tekken Revolution e Dead or Alive 5, i personaggi disponibili sono il gran totale di... uno, ovvero Jago (il Ken locale). Anche ipotizzando che metà dei giocatori comprino un altro personaggio, rimane il fatto che la prospettiva è di un'infinità di scontri online Ken contro Ken. A pensarci, in effetti, è esattamente lo scenario quotidiano di Super Street Fighter IV.

Finalmente confermato il remake in alta definizione di Killer Instinct, il picchiaduro creato da Rare che sarà disponibile in forma free-to-play con solo personaggio di Jago. - Microsoft
Finalmente confermato il remake in alta definizione di Killer Instinct, il picchiaduro creato da Rare che sarà disponibile in forma free-to-play con solo personaggio di Jago.

Parlando di glorie cadute nell'oblio: reduce dal debutto al 37° posto delle chart inglesi del suo ultimo lavoro, Fuse, Ted Price di Insomniac (quelli che una volta facevano bei giochi in esclusiva PS3) sale sul palco a presentare la sua esclusiva prodotta da Microsoft stessa, Sunset Overdrive. Trattasi di sparatutto in terza persona apparentemente basato sull'high score dal design piacevolmente ironico e dal marcato dinamismo. Il gioco, giura Ted, attingerà alla potenza del Cloud per trasformarsi in He-Man, o come minimo ottenere livelli e sfide generate in modo procedurale. Da segnalare le armi, piacevolmente folli come da tradizione dello sviluppatore californian-texano. solo un dubbio sorge spontaneo: tra ispirazioni di Brink e della versione originale di Fuse, il fumettoso (e cassato) Overstrike, non è che finirà che Microsoft gli farà trasformare anche questo gioco in uno shooter generico e dimenticabilissimo?

Introdotto da una decina di minuti di supercazzole sui tubi di scarico a ciminiera e sulle monoscocche in fibra di carbonio, Dan Greenland di Turn10 invade la sala con la sua voluminosa presenza, lasciando dietro di sé una scia di parole di un certo spessore come innovazione, alzare l'asticella e trascendere. Tutto mumbo jumbo da marketing volto a presentare il Driveatar di Forza Motorsport 5, ovvero delle IA che imparano dalle caratteristiche di guida del giocatore, andando poi in giro per la rete a vincere per noi e a guadagnare soldoni. Un po' come le Pedine di Dragon's Dogma. ci chiediamo se a un certo punto, dopo la sesta curva superata di un soffio completamente a caso, il gioco ci gabelli sempre come "dio del cambio manuale" oppure passi a un più consono "questa non sai manco tu come l'hai presa".


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