Genere
ND
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
39,90 Euro
Data di uscita
22/11/2004

The Legend of Zelda: The Minish Cap

The Legend of Zelda: The Minish Cap Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Nintendo
Sviluppatore
Capcom
Distributore Italiano
Take2 / Halifax
Data di uscita
22/11/2004
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
39,90 Euro

Lati Positivi

  • Grafica bellissima
  • Gameplay bilanciato
  • Tante novità

Lati Negativi

  • Il tasto L poteva essere gestito meglio
  • Meno dungeon

Hardware

Per giocare a The Legend of Zelda: The Minish Cap servono una confezione originale del gioco e un GameBoy Advance (normale o SP). In alternativa alla console portatile si può anche usare un GameCube dotato di GameBoy Player e degli accessori del caso. Per venire incontro alle diverse luminosità delle tre piattaforme, The Legend of Zelda: The Minish Cap offre anche varie impostazioni per la brillantezza dei colori.

Multiplayer

The Legend of Zelda: The Minish Cap non offre modalità multigiocatore.

Link

Recensione

The Legend of Zelda: The Minish Cap

Tanto tempo fa, in un'epoca in cui il mondo era avvolto da profonde tenebre, degli gnomi scesero dal cielo e fecero dono a un umano coraggioso, della Luce dorata e di una spada. Il valoroso usò coraggio e saggezza per liberare il mondo dalle tenebre. Nell'epoca di pace che seguì, gli umani veneravano la spada come reliquia... - Da The Legend of Zelda: The Minish Cap.

di Alberto Torgano, pubblicato il

Le nuove mappe sono infatti zeppe di buchini, tane, ponticelli, rampicanti e altri elementi con cui interagire solo in versione Minish, senza considerare che come gnomo Link può anche parlare con gli animali per apprendere importanti informazioni. La distribuzione tattica di punti di trasformazione, asperità del terreno ed elementi gnomeschi, regala una nuova dimensione all'esplorazione e spesso lascia il giocatore disorientato in cervellotiche ipotesi di itinerari Minish. Anche se in un primo momento l'idea colpisce maggiormente per l'ottima resa grafica, col passare delle ore le nuove possibilità di gioco si dipanano davanti agli occhi del giocatore, sempre più rapito dal gameplay. Buona parte del merito per la buona resa di questa meccanica va al grande lavoro di caratterizzazione che sta dietro ogni singolo ambiente di gioco. In The Legend of Zelda: The Minish Cap la grafica curata si fonde con il fiabesco storyline e con l'ottima gestione dei dialoghi e delle quest, in un'alchimia che solo i migliori giochi di ruolo sanno regalare.

PICCOLO MONDO, GRANDI POSSIBILITÀ

Accanto alla nuova chiave di lettura, il titolo Nintendo / Capcom reinterpreta anche l'alternanza tra dungeon e fasi di esplorazione in modo non lineare, lasciando il giocatore a a tratti stupito per colpi di scena inaspettati o improvvise deviazioni dalla vicenda principale. Anche il più grande conoscitore di questa serie non può che rimanere disorientato di fronte a novità di gameplay che ridisegnano i classici stilemi della saga.
Al di là di una manciata di nuovi oggetti, una delle aggiunte più importanti è la "Fusione": in The Legend of Zelda: The Minish Cap tanti personaggi non giocanti (non solo umani) reagiscono alla pressione del tasto L mostrando un medaglione, se Link nel suo inventario ne possiede la metà mancante può riportare l'oggetto all'integrità, "attivando" un qualche tipo di evento all'interno del mondo di gioco. Esistono Frammenti di Gioia (questo il nome ufficiale, forse un po' infelice) verdi, capaci di fare apparire scrigni e aprire strade prima inaccessibili, rossi e blu, legati a importanti eventi che coinvolgono personaggi non giocanti, e dorati, necessari ai fini di gioco.

L'idea della fusione sembra un mix tra le mappe del tesoro di The Legend of Zelda: The Wind Waker e i giochi di carte di Final Fantasy VIII e IX (per la doppia valenza di ogni personaggio non giocante), ma in conclusione aggiunge realmente interesse al gioco, in più in modo originale e spesso inaspettato, in particolare i frammenti rossi e blu sono spesso forieri di gustose trovate. Medaglioni per la fusione si trovano un po' dappertutto: tra l'erba alta, nei vasi, negli scrigni, e nell'ottica del game design sono un ottimo modo per interagire in modo inaspettato con l'ambiente circostante. Altre novità sono poi disseminate in tutto il gioco: in The Legend of Zelda: The Minish Cap fanno capolino le conchiglie (riprese da Link's Awakening), questa volta utili per completare una galleria di miniature simile nell'idea alla lotteria di Super Smash Bros. Melee, nuovi modi di utilizzare le bottiglie, una Hyrule ricca di negozi e abitazioni, il cattivo Vaati (anch'esso retaggio dei precedenti capitoli GameBoy Color) ed enigmi né semplicistici né troppo accondiscendenti con il giocatore. In effetti, da un lato le nuove possibilità di gioco, dall'altro la freschezza di alcune trovate, tendono a rendere The Legend of Zelda: The Minish Cap più complesso di quanto ci si aspetterebbe da un gioco di Zelda del 2004, e l'ordine non troppo lineare dei vari dungeon e il design degli stessi non aiuta in questo senso. Per fortuna il gioco Nintendo è tanto ben fatto da non chiudere quasi mai tutte le possibili linee d'azione, e nel complesso riesce con facilità a motivare il giocatore e a spingere alla sperimentazione.

IL CLASSICO INATTESO

Uscito un po' in sordina rispetto ai grandi giochi della stagione natalizia, The Legend of Zelda: The Minish Cap si rivela una vera perla rara nell'odierno panorama videoludico, al pari del mai troppo elogiato Mario & Luigi Superstar Saga. Il binomio Capcom / Nintendo regala nuovamente un grande capitolo dell'amata saga di Zelda, da un lato innovando con determinanti novità, dall'altro riproponendo un gameplay che dai tempi di A Link to the Past è tra i più sofisticati e meglio bilanciati del mondo dei videogiochi. Muoversi nella sempreverde Hyrule è al contempo una nuova scoperta e una gradevole rimpatriata, tanto da lasciare basiti per come il gioco sia stato pubblicato con relativamente poco clamore rispetto ad altre uscite della stagione natalizia, ricche di hype e povere di sostanza.

Rispetto ai due Oracle, The Legend of Zelda: The Minish Cap riesce a improvvisare di meno, limitando l'introduzione di novità non essenziali e giocando piuttosto sulla sceneggiatura da un lato e sul bilanciamento dell'esplorazione dall'altro, con un risultato finale paragonabile a quello ottenuto con A Link to the Past. Dire se sia migliore questo capitolo o quello per Super NES è davvero arduo a così poca distanza dalla pubblicazione. Titoli di questa portata sembrano sempre eccellenti alla prima occhiata, solo il lavoro del tempo riesce a scremare l'ottimo dal capolavoro, ma da quanto abbiamo giocato finora, ce la sentiamo di scommettere che il nuovo Zelda quantomeno si affiancherà nel cuore dei giocatori all'episodio di cui è figlio illegittimo.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Se amate i giochi Nintendo e/o la serie di Zelda e/o gli Action GdR e/o la grafica 2D e/o l'originalità, The Legend of Zelda: The Minish Cap non può assolutamente mancare nella vostra collezione. Se invece non appartenete a nessuna delle sopracitate categorie, prendete comunque in seria considerazione il titolo Capcom. The Legend of Zelda: The Minish Cap è sia un ottimo esempio di bel gameplay sia un titolo (relativamente) innovativo; è il nuovo capitolo di una grande saga e un gioco richiesto a gran voce da milioni di appassionati in tutto il mondo, ma soprattutto è un ottimo Action GdR a due dimensioni. L'escursione di Link nelle terre Minish è un'avventura praticamente priva di difetti (a parte l'opinabile riduzione del numero di dungeon), una delle massime punte del software GameBoy Advance per realizzazione e gameplay, oltretutto forte di un'eccellente localizzazione in italiano. Aggiungere altro a questo punto pare realmente superfluo.