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Halo Infinite non è tutto sul disco: è la prima volta per un gioco della serie

La scelta di Microsoft per Halo Infinite fa storcere il naso a John Linneman, per giocare è necessario un download all'avvio.
La scelta di Microsoft per Halo Infinite fa storcere il naso a John Linneman, per giocare è necessario un download all'avvio.

Halo Infinite è il titolo del momento. Certo, l’inizio del Capitolo 3 di Fortnite, preceduto dallo spettacolare evento La Fine, ha attirato le attenzioni di molti, ma l’ultima avventura di Master Chief ha un valore e un peso diverso. Non considerando il multiplayer, il ritorno della serie oggi nelle mani di 343 Industries è fissato per l’8 dicembre, con una campagna ben accolta dalla critica del settore.

La perfezione non è l’obiettivo di Halo Infinite, che punta invece a dare nuovamente splendore ad una amata saga con troppi passi nella sua storia. I pareri sono generalmente positivi, ma c’è un particolare su cui John Linneman di Digital Foundry non ha potuto sorvolare. E no, non riguarda il gameplay, l’intelligenza dei nemici, il tasso di coinvolgimento delle missioni secondarie o le differenze tecniche in base alle console.

Halo Infinite Multiplayer

La firma di DF fa notare, con grande dispiacere, che quello del 2021 è il primo gioco della serie di Halo a non essere interamente su disco. In altri termini, per giocare è obbligatorio un download aggiuntivo dei contenuti.

“Parlando di Halo Infinite, la mia critica più grande è che il disco non contiene un gioco completo, avviabile. Questo è il primo gioco di Halo che una persona non può avere come copia standalone. Non è una tendenza positiva e spero che Microsoft riconsideri soluzioni come queste in futuro.”

Il pensiero di Linneman è condivisibile e legittimo, così come del resto la scelta di Microsoft. Per quanto il colosso di Redmond sia impegnato ormai da anni a tutelare il valore dei giochi del passato, bisogna riconoscere che nel futuro del gaming – non solo di Xbox – troveranno sempre più spazio soluzioni digitali come il Game Pass o quella di Sony di cui si vocifera.

E saranno proprio servizi e piattaforme digital a rendere meno complicato il recupero di videogiochi con tanti anni sulle spalle.

Fonte: John Linneman (Twitter)
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